Serie in poche righe – S02E01

E si riprende dopo il finale di stagione (abbastanza remoto, oltretutto) con la carrellata/carriolata di serie TV che mi sono passate sotto gli occhi, roba vecchia, nuova e seminuova. Ce n’è, come al solito, oh se ce n’è! Nerdate, fantascienziaggini ed un outsider che forse ho visto solo io! Partiamo con gli spoil… ehm… le recInZioni!

Riassunto della stagione precedente:


Silicon Valley

Di storie di talentuosi programmatori, inventori di qualche app o servizio di enorme successo, ne abbiamo sentite tante e praticamente tutte ambientate nella ormai mitica Silicon Valley, un mucchietto di città (fonte Wiki) sedi di tante delle principali aziende informatiche del mondo.

Nella casa (ovvero incubatore) di Erlich Bachmann, programmatore che si gode i frutti della vendita di una (unica) app di successo, vivono Richard, Gylfoile e Dinesh (sì, c’è anche Bighetti, ma non fa molto testo), talentuosi professionisti che si ritrovano proiettati nel difficile mondo dell’economia IT. Quando Richard capisce infatti di aver inventato un rivoluzionario algoritmo per la compressione dati, si ritrova alle prese con offerte milionarie e tentativi di furto di “proprietà intellettuale” da parte delle tante aziende concorrenti, piccole e grandi. I quattro protagonisti cercano quindi di imparare a “nuotare tra gli squali” mentre si sforzano anche di risolvere i loro problemi tecnici e personali.

La serie può raccogliere due segmenti di pubblico diversi: da un lato (in prima fila, probabilmente!) l’appassionato/fanatico che sogna vedendo uno scorcio di Silicon Valley ed i grossi nomi del campo IT, dall’altro lo spettatore casuale che, pur riconoscendo solo i nomi delle compagnie più famose, riesce comunque a divertirsi cogliendo la rappresentazione ironica e caricaturale dei personaggi. La dinamica è sostanzialmente quella vista anche in The Big Bang Theory, in cui la presenza scenica e le caratteristiche ormai ben note dei personaggi funzionano anche quando non si riesce a cogliere l’inside joke da nerd.

Personalmente mi sento un po’ trasversale ai due gruppi: dove non arrivo per conoscenze specifiche, riesco dunque a divertirmi con gli aspetti da sit-com delle puntate.

I personaggi, a vantaggio del tono leggero e divertito delle puntate, sono leggermente stereotipati. Gli informatici sono nerd tendenzialmente sociopatici e imbranati (soprattutto con le donne), immersi nel proprio lavoro di programmazione, spaventati e spiazzati dall’improvviso (e sperato) afflusso di soldi, e tuttavia incapaci di gestire null’altro che non sia il proprio ambito tecnico. I manager, i finanziatori e gli avvocati sono invece affaristi con fiuto sopraffino e nessuno scrupolo, pronti a spostare somme enormi di denaro o a disfarsi del personale in eccesso o poco produttivo. Non mancano, da entrambe le parti, eccentricità di ogni tipo e personaggi di contorno che aggiungono ulteriore sale alla storia.

A fare da sfondo c’è la famosa cittadina di Palo Alto, con la sua incontrollabile bolla immobiliare che, di fatto, obbliga chi vuole viverci a trovarsi un “incubatore”, ovvero una casa da condividere e nella quale lavorare, dando in cambio percentuali sui ricavi delle proprie app (si spera di ENORME successo).

La sigla è estremamente esemplificativa delle dinamiche di tutto questo mondo, nascita, evoluzione e morte delle compagnie grandi e piccole: Google che compra tutti, Uber che si gonfia, Napster (prima stagione) che appare e poi crolla, Facebook che ingloba Whatsapp ed ingrandisce il proprio cartellone.

Mentre scrivo è quasi conclusa la terza stagione con una quarta in arrivo, e state certi che non me le perderò!


Mr. Robot

Altre robe informatiche, sì, ma stavolta ci si va giù pesante: hackeraggi, data mining, programmazione di malware, social engineering, ricerca e utilizzo di falle di sicurezza e molto altro. Mr. Robot è una serie decisamente verosimile (se non proprio realistica) sia nelle vicende che nei metodi e strumenti tecnici utilizzati. In qualche modo complementari alla “Macchina” di Person of Interest, i personaggi di Mr. Robot sanno come accedere a informazioni personali o aziendali, per motivi “etici” anche se discutibili. Le informazioni, la loro ricerca ed il loro occultamento in Rete sono nuovamente il motore dell’azione nella vita di Elliot Alderson e di tutti i personaggi che ruotano intorno a lui ed alla sua straordinaria conoscenza dell’informatica e dell’hacking/cracking (sì, sono due cose diverse!).

Il tutto è reso più intrigante e misterioso dal costante stato di paranoia di Elliot, che ci rende partecipi della sua confusione interiore e del suo flusso di pensieri. La prima stagione è molto serrata e ricca di colpi di scena, in un gran climax che porta ad un bellissimo finale di stagione. Non dico niente perché basta poco per farci scappare lo spoilerone! E la prima regola dello spoiler è “Mai parlare dello spoiler”. E questo in effetti già è un grosso spoiler😉

Gli spettatori, anche questa serie, possono seguire le vicende umane e “tecnologiche” dei protagonisti seduti in poltrona sia con la maschera di Guy Fawkes, aspettando l’ennesimo abile hack dei protagonisti, sia con le pantofole d’ordinanza, possibilmente cercando di maturare la consapevolezza che le intrusioni informatiche ed i furti di dati sensibili possono riguardare chiunque.

Prima stagione finita, seconda partita da poco negli USA mentre scrivo: semplicemente non vedo l’ora di sapere che fine faranno e cos’altro si inventeranno Elliot & (quasi) soci. Occhio che, a rendersi bene conto di come siamo esposti nelle nostre attività online, vi verrà voglia di buttare via smartphone, PC e qualunque altra diavoleria la moderna tecnologia ci abbia fornito per stare “connessi”. Evito di citare 1984 perché sarebbe davvero troppo banale e stantio, però… ci siamo capiti.


Continuum

Viaggi nel tempo: l’eterna😉 scusa per costruire storie di fantascienza che annodino i neuroni a chi tenta di seguirle. Salva l’uovo di oggi da quelli di domani che preferirebbero la frittata, mentre tu che pure sei di domani – ma saltata nel passato, ovvero oggi – propendi più per la gallina. Chiaro, no? Ed è, in effetti, ciò che succede in Continuum alla protagonista Kiera Cameron, agente di polizia con gadget futuristici molto fighi (per gli standard del nostro tempo, s’intende), quando dal 2077 si ritrova catapultata poco più di 60 anni indietro nel passato, ovvero ai giorni nostri. Qui/Ora dovrà affrontare un gruppetto di cattivoni del futuro tornati nel nostro domani odierno. Salvo che ad un certo punto alcuni cattivoni pare che non abbiano poi così tanto torto…

Insomma la trama, tra linee temporali e rivolgimenti di fronte, dopo un po’ si è ingarbugliata quanto basta per farmi seguire la vicenda fino alla fine. Non siamo davanti ad una minestra riscaldata: diciamo piuttosto che siamo davanti ad una minestra fredda, con i soliti buoni ingredienti mescolati con una certa abilità, degustata tornando un’oretta indietro nel tempo a quando la suddetta minestra era ancora calda. Con un leggerissimo retrogusto di Fringe…

Questo per dire che Continuum sì, mi è piaciuto ma certamente non mi ha fatto impazzire: guardatelo e poi mi dite.


Defiance

In un futuro non troppo lontano la Terra è piena di alieni di varie razze, che convivono quasi pacificamente con gli umani dopo essersele date di santa ragione. Gli ecosistemi sono stati stravolti dall’introduzione di bestiacce aliene e la morfologia stessa del nostro pianetucolo è stata trasformata profondamente: un mondo nuovo, in tutto e per tutto, che gli effetti delle Guerre Pallide appena combattute hanno riportato ad una sorta di Far West. In questa ambientazione calza a pennello il cattivo dal cuore tenero Joshua Nolan, reduce dalla guerra e destinato, si intuisce abbastanza presto, in breve a diventare lo “sceriffo” di Defiance, ovvero la città sorta su ciò che restava di St. Louis.

Piccolo (non proprio piccolo…) inciso: ci sono alcuni espedienti narrativi ed ambientazioni che sembrano non cambiare mai. Ogni volta che si rappresenta il mondo all’indomani di un evento catastrofico (mancanza di elettricità in Revolution, invasione aliena in Defiance e Falling skies, zombi in The Walking dead, tanto per fare degli esempi), lo stile di vita retrocede appunto a livelli simili a quelli del Far West visto tante volte nei film di genere. Sceriffi, pistola facile, qualche mezzo di trasporto scalcagnato, saloon con whisky e donnine (nel caso specifico, il Need/Want, perfetto prototipo) ci sono proprio tutti in Defiance, condizione che mi spinge a definire questa serie come un crossover tra western e sci-fi.

Altro approccio comune a molte serie fantascientifiche, ripreso precisamente in Defiance, è lo sguardo “allargato” sugli abitanti di ciascun pianeta: nel momento in cui esseri provenienti da pianeti diversi si incontrano e si confrontano, tutte le piccole differenze tra città e persino tra nazioni diverse scompaiono. Gli umani sono tutti terrestri, gli alieni ugualmente definiti dal pianeta di provenienza. Da un lato questa è una semplificazione narrativa, per non appesantire la storia con la descrizione delle singole città o nazioni di un pianeta alieno, dall’altro è un modo per sottolineare e ispirare – a noi terrestri! – un senso di unità ed appartenenza ad un unico grande ambiente comune.

Tornando a bomba, le vicende raccontate ruotano soprattutto intorno ai personaggi di razza castitana e irathiena, oltre agli umani: i primi bianchissimi, estremamente conservatori e socialmente strutturati in classi ben definite, i secondi di aspetto felino e stile di vita decisamente selvaggio. Defiance non cade comunque nella facile generalizzazione per cui i cattivi sono di una certa razza ed i buoni di un’altra: ci sono tanti individui diversi, ciascuno che agisce secondo coscienza, seppure nelle linee generali dettate dalla propria società di appartenenza. Il confronto e lo scontro di tante culture diverse genera situazioni interessanti e coinvolgenti, condite spesso da scene d’azione.

Dulcis in fundo, a quanto pare certe cose funzionano alla stessa maniera in qualunque posto nell’Universo: c’è una discreta dose di sesso tra individui di razze diverse, sia a scopo ricreativo che procreativo, senza alcuna incompatibilità di forma, dimensione e meccanismi biologici vari.

Il finale: bello, che non lascia molto spazio a possibili evoluzioni future anche perché non ci saranno altre stagioni. La serie non è stata infatti ulteriormente rinnovata dopo la terza (più breve) stagione anche se, fortunatamente per noi spettatori, c’è stato il tempo di tirare le fila delle diverse trame e scrivere decentemente la parola “Fine” sulle vicende.

Dunque Defiance sì, da vedere, e potrei aggiungere tanto altro di interessante per invogliarvi ulteriormente se non rischiassi qualche grosso spoiler!


Crusoe

Chiudo con un vero “oustider”, tornatomi in mente per puro caso. Dice la Wiki (il corsivo è mio):

Crusoe è una serie televisiva statunitense di genere avventura con elementi di commedia liberamente basato sul romanzo Robinson Crusoe di Daniel Defoe

Molto liberamente, aggiungerei. Trasmessa in Italia durante il lontano Natale 2012, la serie inizialmente mi incuriosì proprio perché ispirata dal famoso romanzo di Defoe. Dopo un paio di puntate avevo già il sopracciglio leggermente alzato per le scelte particolari di questo adattamento: sostanzialmente il nostro Robinson ha una sorta di superattico su un albero costruito non si sa bene con quali strumenti, dispone di un bel po’ di roba pur essendo un naufrago ed è ovviamente sempre perfettamente sbarbato e pettinato, manco avesse un coiffeur personale tra i suoi effetti personali. Non pago di essersi fatto l’appartamento arboreo, Robbie continua a costruire marchingegni degni di un MacGyver in forma smagliante.

Diverse sono le sue occasioni di tornare a casa ma, per riempire le 13 puntate previste da contratto, nessuna di queste per qualche motivo può essere sfruttata (se non addirittura rifiutata): alla seconda o terza volta di questo tira-e-molla ci si comincia a stufare leggermente. Ok, però poi ci sono i pirati e i selvaggi, quindi stai al gioco e vai avanti…

Vi consiglio di vederla? Boh, forse anche no. Oltretutto non so se un tale successone sia sopravvissuto almeno nei meandri di Internet. Fate ‘na cosa, leggete il libro che è meglio!


Siore e siori, per questa puntata di Serie in poche righe è tutto, anche troppo. Ne ho ancora in cantiere, da vedere e recintare recidere recitare riciclare scriverci su le mie vaccate, chettelodicoaffare

Informazioni su Man from Mars

https://extendedreality.wordpress.com/

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