Linux parla italiano: intervista a Eugenio Paolantonio (Semplice Linux)

semplice_logo

Semplice Linux è una distribuzione tutta italiana basata su Debian sid e Openbox come WM. Gonfio di patrio orgoglio, ho deciso di farmela raccontare direttamente dal suo creatore Eugenio Paolantonio, in arte “eugenio_g7” (su Twitter e Google+) prima di farci un giro di prova. In una lunga chiacchierata sul canale IRC di semplice, Eugenio mi ha spiegato cos’era, cos’è e dove sta andando la sua distribuzione, e soprattutto quali sono le sue idee e criteri di sviluppo.


Man from Mars: Ciao Eugenio, parlaci della tua giovane distribuzione “Semplice Linux”. La prima notizia che ho trovato sul forum è del 2011 (Semplice 2 alpha 1), quindi 4 anni fa, adesso siamo alla release 7. Io però vorrei partire dall’inizio: com’era Semplice 1.0?

Eugenio Paolantonio: Semplice esiste dal 2009 ed era una release 1.0 🙂 Non era malaccio (c’era pur sempre la mano del sottoscritto!) ma è servita più che altro a dare una base al tutto. Era più simile ad una distribuzione con GNOME che ad altre distribuzioni notoriamente basate su Openbox.

MfM: Hai creato Semplice mirando alla leggerezza o alla funzionalità ed alla facilità d’uso?

EP: La seconda, anche se Openbox (insieme ai software a corredo) assicura comunque una bassa richiesta di risorse.

MfM: Semplice è basata su Debian, come mai però hai scelto sid (unstable)?

EP: Perché testing è troppo mainstream! 😉 Scherzi a parte, è una scelta che mira ad attirare utenti un po’ più esperti. Poi c’è la versione Workstation basata su Debian Stabile, se vuoi qualcosa “di produzione”.

MfM: Chi si occupa dello sviluppo di Semplice?

EP: Al momento solo io. Diciamo che la Semplice moderna (vera incluso) è nel bene e nel male opera mia. (Gli “ex” del team, che si sono allontanati essenzialmente per mancanza di tempo seguono ancora lo sviluppo e contribuiscono saltuariamente – NdA)

MfM: Ecco, parliamo di vera. Quello che veramente distingue Semplice da altre derivate è proprio questo gruppo di software che stai sviluppando. In cosa consiste?

EP: Vera è uno sviluppo recente (2014). Sono stati sviluppati diversi tool anche prima, tra i quali alan, che rigenera il menu di openbox quando necessario.
Il progetto è quello di rendere vera un DE completo; per adesso è più un progetto “dietro le quinte”, in futuro spero che l’impatto sia più marcato. Openbox ed il pannello tint2 verranno sostituiti visto che entrambi dipendono da Xlib e il futuro è Wayland.

MfM: Quali strumenti trovo oggi in Semplice rispetto ad altre distribuzioni?

EP: Tanti, a partire da linstaller (il programma di installazione). Poi c’è il generatore di menù ibrido alan2 (successore ottimizzato di alan, che ora salva su disco le informazioni generate), che gestisce tutto il menù di openbox ed è facilmente estendibile scrivendo dei moduli in Python per i compiti più disparati, dalla gestione dei player musicali alla raccolta dei feed RSS o delle informazioni sul sistema.
Ci sono inoltre diversi tool che facilitano la gestione e l’amministrazione del sistema, come il gestore delle funzionalità (bricks, che disinstalla/installa pacchetti o meta-pacchetti), il gestore della lingua, tastiera e timezone (keeptalking/keeptalking2), il mixer (cymbaline) e un mucchio di servizi che lavorano dietro le quinte per rendere più piacevole l’esperienza utente. Tra questi, voglio citare channels, che è il punto cardine del futuro nuovo framework per gli aggiornamenti presente nella prossima Semplice 8, zramcfg (che configura zram), usersd (gestione utenti e gruppi via DBus) e vera-power-manager (gestione impostazioni dell’energia e della luminosità dello schermo).

Semplice Linux_desktop

Poi c’è quickstart, una libreria Python che facilita la creazione di applicazioni GTK3 (integrazione con glade, traduzioni, styling CSS etc.). Quickstart interessa più agli sviluppatori che agli utenti finali: l’ho usata per esempio per creare vera-control-center.
Molte cose come il tema o lo sfondo vengono già gestite da vera. Prova a cambiare sfondo e vedrai che cambierà il colore di tutta la UI. Inoltre vera controlla alcune funzioni ed impostazioni che altre distribuzioni basate su Openbox devono implementare attraverso hack vari (autostart, xsettings, etc). Diciamo che [vera] è nata con l’obiettivo di avere un DE leggero che funzioni anche su Wayland. Ovviamente c’è moltissima strada da fare ancora.

MfM: Che linguaggi di programmazione usi?

EP: Ovviamente Python e poi vala; conosco anche il C#, qualcosa di C e shell. Personalmente adoro Python, è semplice, ordinato ma terribilmente potente.

MfM: Hai in programma di rilasciare Semplice con altri WM o rimani fedele a Openbox?

EP: Quando (e se) si passerà a Wayland ovviamente Openbox verrà messo da parte, con vera che diventerà il compositor. Spingo molto sull’adozione di Wayland perché secondo me è già “production ready” (lo usa addirittura il mio cellulare!) e mi piacerebbe molto fare lo switch anche sul desktop.
L’obiettivo nel lungo periodo è di portare vera a Wayland, anche se è un compito decisamente impegnativo. Sempre se non smetto di sviluppare Semplice prima 😛

MfM: Come nasce Semplice? Cioè come decidi cosa ci sarà in una nuova release?

EP: Lo sviluppo avviene sulla versione basata su sid, nel gergo Semplice Current, che si divide in due canali, current e current-devel. Ad “inizio ciclo” compilo una lista di ciò che mi piacerebbe avere nella prossima release e inizio a sviluppare ogni elemento come proof-of-concept in current-devel. Gli elementi che sono stati sviluppati di più vengono poi scelti per il rilascio finale. Quando il rilascio si avvicina, viene fatta una migrazione dei pacchetti da current-devel a current, viene creata la ISO e pubblicata.
Mi piacerebbe moltissimo fare almeno due rilasci “major” l’anno, ma il lasso di tempo ovviamente varia in base a quanto sviluppo si deve fare.
Lo sviluppo della versione workstation è decisamente più semplice: in sincronia con il ciclo di rilascio di Debian, i pacchetti della versione current vengono clonati in un nuovo repository che usa la toolchain della nuova release Debian, viene fatto il backport di quello che serve (se richiesto), si fa QA e poi c’è il rilascio vero e proprio.

MfM: pylaivng (script Python per la creazione della ISO – NdA) invece fa il lavoro noioso.

EP: Sì e non solo: gestisce anche la compilazione e l’archiviazione dei pacchetti e i mirror interni. Il codice funziona ma è stato tanto rimaneggiato ed ampliato negli anni che una sua riscrittura è ormai necessariamente in programma. La creazione dell’ISO (o di un’immagine di installazione) è comunque la parte più facile dello sviluppo di una distribuzione.
Qui inizia la differenza tra una vera distribuzione derivata e una “remix”: una parte cruciale della creazione di una distribuzione è quello di definire per bene l’infrastruttura di base che è praticamente quello che l’utente finale non vede. L’infrastruttura comprende non solo il sistema di build, ma anche quello di distribuzione del software (che comunemente in ambito GNU/Linux è il gestore di pacchetti).
Purtroppo decisamente troppi “distributori” trascurano questo passo e utilizzano tool come Reconstructor o Remastersys per fare l’immagine finale, cosa che è tremendamente sbagliata. Nel fare questo l’autore trascura i possibili utenti per avere dei minuti di fama derivati dal classico “hey ho fatto la mia distro figa!!11one!!1“. È comunque decisamente più facile mantenere una distribuzione a pacchetti che uno degli obbrobri fatti con tool come quelli citati precedentemente.

MfM: Cosa cambia per l’utente finale? So che sono pragmatico, ma io sono un semplice utilizzatore con tanta curiosità di capire cosa succede dietro le quinte.

EP: Tralasciando il fatto che sia moralmente sbagliato e – passami il termine – “zozzo”, una remix (perché è così che si devono chiamare) è decisamente più prona a manifestare errori. La maggior parte delle distribuzioni sviluppate in questo modo erroneo non supportano gli aggiornamenti da una release all’altra. Per fare un esempio, esce la versione 6 di XYZ Linux ma non puoi aggiornare dalla 5 perché nessuna delle loro modifiche è propriamente pacchettizzata.

MfM: Come dire che prendo la distro madre X, me la personalizzo e poi ne faccio una iso da ricondividere.

EP: Il 90% delle distribuzioni di questo tipo prende Ubuntu, cambia due file in /etc, installa 34 pacchetti da PPA di terze parti non controllati, fa la ISO e la rilascia al pubblico, fregandosene altamente di quello che avverrà dopo, cioè il supporto. La fase di manutenzione è quella più lunga e difficile di tutto il ciclo di vita del software. Se una persona rilascia una distribuzione al pubblico, secondo me, è moralmente obbligato ad avere un piano preciso per la sua manutenzione.

MfM: Concordo. Molte derivate hanno vita breve, magari nascono come progetto hobby per qualcuno e di fatto penso che campino di release in release. Implicitamente, ritengo, si conta sul supporto fornito dalla distro originaria. Motivo in più per non cambiare troppo.

EP: E quando quello finisce? L’utente deve poter aggiornare, ma se aggiorna spesso perde la configurazione di chi l’ha modificata. Linux non va mai reinstallato. Le maggiori distribuzioni hanno sistemi eccellenti per la gestione di questi casi, e si chiamano “gestori di pacchetti”. Accetto con piacere un vasto numero di derivate, ma scegliendo una distribuzione io do fiducia a chi l’ha creata.
L’immagine ISO deve essere solamente il mezzo con cui distribuire la propria opera: tu installi Debian Jessie, metti i repository di Semplice, installi il metapacchetto appropriato ed ottieni lo stesso ambiente che hai scaricando la ISO da semplice-linux.org. Viceversa, partendo da una immagine iso di Semplice è possibile “depurare” il sistema e arrivare a una Jessie vanilla.

MfM: Per dirla in altro modo: Semplice deriva effettivamente da Debian.

EP: Semplice = Debian + pacchetti di Semplice. Stop. Le configurazioni? Ci sono i pacchetti appropriati.

MfM: Insomma il lavoro da fare è tanto, specie quando è fatto con tanta attenzione. Cerchi (nuovi) collaboratori per lo sviluppo?

EP: Ovviamente 🙂 Tutto quello che riguarda Semplice è su GitHub (link in fondo – NdA). Sono aperto a pull request e discussioni sullo sviluppo. I contributi sono ben accetti: basta forkare il repository di interesse su GitHub, fare la modifica e fare un pull request con una buona motivazione 😀

MfM: Eugenio, grazie della lunga chiacchierata. Penso che tu abbia dato un quadro molto completo delle idee di sviluppo alla base di Semplice. Questo è importante non solo per potenziali collaboratori o sviluppatori, ma anche per chi dovesse decidere di utilizzare Semplice. Ah, per inciso, il tema Pink Floyd per i codename e i software mi piace molto!

EP: 🙂 Grazie a te Flavio, è stato un piacere!

MfM: Maledizione, hai svelato la mia identità segreta! 🙂


Risorse

Homepage Semplice Github semplicevera-desktop

Semplice Linux – la storia

Su Twitter, cercando l’hashtag #semplicehistory si può ripercorrere la storia di Semplice e delle novità via via introdotte dalla release 1 fino alla 6.

Fonte immagini Semplice: 1.0rocks‘, 2.0emily‘, 3.0pulse, 4.0atom heart mother‘, 5.0high hopes‘, 6.0stairway to heaven

Semplice, a vedere i post sul forum, è partita dall’Italia riuscendo a farsi apprezzare anche all’estero. Eugenio ha dimostrato di avere le idee chiare su come vuole che Semplice evolva nel tempo, puntando innanzitutto a creare una base ben gestibile di pacchetti per rendere facile agli utenti finali la gestione e l’aggiornamento della distribuzione.

Non mi resta quindi che la “prova su strada” di Semplice Linux 7 ‘Comfortably Numb’! E saranno meno chiacchiere e più finestrelle!

Stay hungry, stay foolish, stay tuned!

Informazioni su Man from Mars

https://extendedreality.wordpress.com/

  1. Ralph Magpie

    Due osservazioni: i migliori usano Python e poi sentirti citare “stay hungry…” ovvero citare la concorrenza anche se tutto sommato ..nix c’è anche li
    Spero di non alimentare la solita guerra di religione 😉

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    • Alimentala pure! 🙂
      Su Python mi trovi sempre più d’accordo nella teoria, visto che la pratica continua a mancare.
      “Stay hungry…” eh lo so, mi serviva il traino per lo “stay tuned” finale. Tecnicamente però non è una citazione in piena regola perché mancherebbero le virgolette. Quindi casualmente ho scritto parole già dette da altri; succede di continuo, no?

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