Un sacco di parolacce!

Che volgarité!

Vi avverto subito: questo post è pieno di parolacce. Eppure, stranamente potrebbe non risultare tanto volgare da meritarsi un bollino rosso. Diciamo che sì, è pieno di parolacce, ma sono per lo più inventate, sebbene corrispondano (secondo la mia personale esegesi) ad imprecazioni vere, che ovviamente riporto per pure finalità di studio… Ok, è un post pieno di parolacce, è inutile girarci intorno, maledetti rompico*#@%ni che non siete altro! (Cominciamo bene, e aspettatevi di peggio…)

Ora, chi mi conosce sa che sono una ca§§o di personcina fine, poco o per nulla incline al turpiloquio. Mi sono trovato tuttavia in certe circostanze di m€r*a che mi hanno esposto all’ascolto di una variegata serie di moccoli creati ad arte. In effetti questa scaricata di improperi nasce dai post dedicati alle serie TV, in particolare quelle di fantascienza: in queste serie infatti i protagonisti, umani o alieni che siano, usano mandarsi a fare in c*lØ con esclamazioni “tipiche” della loro epoca o razza.

La serie che fornisce probabilmente l’esempio più conosciuto è la buona vecchia “Battlestar Galactica” ed il suo classico “FRAK!“, che suona abbastanza come il comune “F*CK!” americano in tutte le sue varianti: liscio, aggettivato (“this f*cking thing” – vale anche come rafforzativo), trasformato in meme (“WTF!” – “What The F*ck!”) o usato come normale verbo (“Go fu¢k yourself!”).

I frak di BSG sono usati allo stesso modo della loro controparte reale, e pure con frequenza abbastanza alta. C’è (non poteva mancare!) chi si è divertito a raccogliere tutti quelli della prima stagione in un video, che dà l’idea della varietà di usi e situazioni che un frak ben piazzato può coprire.

Altra serie, altro catalogo, molto più variegato: questa volta i moccoli si tirano in Farscape, che prima o poi troverà lo spazio che merita (capita la battuta?) in una delle puntate di “Serie in poche righe”. I protagonisti appartengono a diverse razze, inclusa quella umana: quando gli girano i co*li**i – o altro organo equivalente, vallo a sapere – giustamente tirano fuori qualche parolaccia “nativa”, il cui significato nel contesto è comunque molto chiaro! Riporto le parole come meglio posso per renderne la pronuncia e, mi scuserete, non anticipo nulla sui personaggi per evitare di fot**®mi il futuro post dedicato.

In cima alla hit parade delle volgarità galattiche c’è “frell” e le sue varianti. Anche questo corrisponde grossomodo al “f*ck” anglosassone ed è ugualmente usato in modi diversi. C’è quindi “quel frell di nave spaziale” (traduzione: “quella c@z*o di / fot*%ta nave spaziale”), “una situazione frellamente brutta”, l’invito ad “andare a farsi fréllere” e, dulcis in fundo, “Che mi venga un frell!”, sul quale mi sono piegato in due dalle risate 😀 !

La particolarità di “frell” è che è diventata una parolaccia intergalattica, o quanto meno interplanetaria, dato che la usano indifferentemente personaggi di diverse razze. Per riportare il discorso sulla Terra, è un po’ come se un italiano imprecasse gridando “Sranje! o “Pizda ti materina!“; quest’ultima, vi vergogno quasi a dirlo e quindi non metto il link alla fonte, l’ho trovata sul sempre prolifico Yahoo Answers.

Quindi se qualcuno vi manda a farvi fréllere, due sono le possibilità: o ha visto Farscape oppure è un alieno. Mi tocca dunque spiegarvi come rispondergli per le rime: io partirei subito con un bel “dren” (me+ða) o, l’offesa viene da una donna, un sempre efficace “tralk” (put*Þna). A seguire, per chiudere rapidamente lo scambio, potreste soggiungere “Come ca**o ti permetti?”, frase in cui la magica parolina multiuso può essere fantascientificamente sostituita da “yòz“, “bìsnak” o “esmàna“, con identica efficacia.

Se invece di (o in aggiunta a) Farscape avete visto la recente “Defiance“, una sola malaparola vi avrà accompagnato nel seguire la storia di… COL C@%ZO CHE VE LO DICO (per gli stessi motivi di cui sopra): “shtakò“. Fondamentalmente “shtakò” corrisponde all’improperio”M€r*a”, anche se è una sorta di jolly quando si tratta di dirne quattro a qualcuno. Ad esempio sentirete “Sei uno/a shtakò” oppure “Che shtakò di situazione”, a dimostrazione che gli autori non avevano tanta voglia di inventarsi qualche parola pseudo-aliena per rendere più verosimili i dialoghi.

La sorte delle parolacce mascherate o “simulate” (come nei casi finora descritti) è ovviamente molto più ampia. Un po’ di ricerche mi hanno portato a farmi una certa cultura in merito: partiamo con il cosiddetto “minced oath”. Capolavoro di ipocrisia e falso perbenismo, soprattutto anglo-americano, l'”imprecazione moderata” (traducendo l’espressione) partorisce mostri del tipo “vaffancuore” al posto di un più saporito “vaff@ncu£o” o… boh!, in italiano non me ne vengono altri. Probabilmente a noi non piacciono gli inutili giri di parole!

Robe del genere vanno bene se usate ironicamente (come Elio e le Storie Tese in “Supergiovane” o in “Lo stato A, lo stato B“), sono ridicole altrimenti. Eppure di “minced oath” è pieno il mondo: avrete sicuramente letto o sentito qualche “What the heck!” o “Dang you!” o altri “eufemismi inusuali” (attenzione: link a TvTropes, che notoriamente dà dipendenza!).

Un esempio arrivato fino a noi è l’esclamazione “Oh razzo!” di Spider Man 2099 (grazie Wiki), che magari pochi conoscono (io sì, ho anche gli albi a casa!!!) a differenza del classico Spider Man, protagonista di alcuni film (qualcuno di m&rd@, altri no). Come spiega ancora una pagina dedicata all’argomento di TvTropes, l’originale “Oh shock!” pensato dagli autori (per mitigare l’iniziale “Shuck!” ovvero “Shit” + “Fuck”, stavolta li scrivo senza trucchi!) è stato reso in questa maniera buffa in italiano per assonanza con… non c’è bisogno di scriverlo, vero? In realtà la scelta è ragionevole visto che sia l’espressione inglese che quella italiana sono modi abbastanza tipici di imprecare.

GrawlixAd un livello superiore di astrazione, direi quasi metaforico, si arriva alle parolacce “scritte ma non scritte”. Finora, avrete notato, ho spesso sostituito nelle parole più forti qualche lettera con asterischi ed altri simboli grafici. In parte l’ho fatto per falsa decenza, in parte per confondere i motori di ricerca ed evitare frotte di visitatori sboccati (come è successo in passato qui e qua).

Quando la parolaccia proprio non si vuole o non si può scrivere, neanche dissimulata, entrano in gioco i grawlix, che rappresentano genericamente lo sfogo di un personaggio. Il termine è stato coniato dal disegnatore Mort Walker (autore di Beetle Bailey) nel suo “The Lexicon of Comicana“, un “saggio” sulla creazione di fumetti in cui vengono descritti e definiti molti elementi grafici “accessori” di un fumetto (io adoro il nome “agitrons“!); la pagina wiki ha tutti i dettagli in merito.

Profanity

Fonte: Wikimedia Commons

Le prime apparizioni dei grawlix (altrimenti detti “obscenicons“, che pure è carino 😉 ) risalgono addirittura al 1902: i balloon dell’epoca contenevano dei disegnini esplicativi e, direi, evocativi di ciò che l’autore intendeva far pronunciare al personaggio ma non poteva scrivere.

Chi, come me, in gioventù ha letto Topolino, avrà sicuramente memoria di un Paperino o zio Paperone bercianti sotto un fumetto pieno di bombe, fulmini, teschi e altri simboli “minacciosi”, oltre a qualche ovvio starnazzo tipo “Sberequeck!“. Ecco, la nostra vita di giovani lettori è stata piena di grawlix e noi non lo sapevamo (finora)!

Insomma le parolacce, vere, inventate o simboliche sono multiformi e, secondo me, necessarie al momento giusto senza inutili ipocrisie. Se proprio non vi va di essere troppo espliciti, vi ho fornito anche un discreto campionario di nonsense tratti dal mondo della TV che, senza offendere nessuno, vi faranno sfogare quando ne avete le scatole (questo – se siete stati attenti – sarebbe un “minced oath“) piene di qualcuno o qualcosa.

Mandate con enfasi il vicino a farsi frèllere oppure, se volete rimanere sul pianeta Terra, provate a insultarlo in qualche lingua straniera (fonte: il Post):

E adesso andatevene tutti affa… ehm… scusate, mi sono fatto prendere dall’argomento…

Cordiali saluti e arrivederci al prossimo elegantissimo post.

(Eccheccazz!)

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Informazioni su Man from Mars

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