Serie in poche righe – S01E07 – Season finale

Salve binge watchers e benvenuti al gran finale della prima stagione di “Serie in poche righe” (che poi poche non sono mai)! Non chiuderò con un altro gruppetto di serie, come per le precedenti puntate, bensì con un “distillato” di caratteristiche comuni a molti titoli. Per le nuove visioni (di serie recenti, meno recenti o quasi vecchie) vi tocca aspettare la seconda, inevitabile, episodica (sporadica), stagione di post.


La scomparsa del congiuntivo

Salvo rarissime eccezioni (ad esempio “The IT crowd” nella prima puntata), guardo le serie doppiate in italiano. Scelta discutibile per molti, lo so, tuttavia fatta con consapevolezza dei “limiti” della stessa. Molti fan delle serie in lingua originale si lamentano della qualità del doppiaggio o della scelta delle corrispondenti voci italiane, mentre per me il problema principale e fastidiosissimo è uno solo: gli stramaledetti congiuntivi!

Io non mi capacito di come sia possibile che la traduzione dei dialoghi, che si suppone fatta da professionisti, possa contenere mostri del tipo “Penso che sei“, “Voglio che vai” e altre oscenità simili. Fortuna che non siamo al livello di “Se io farei“, perché lì scatterebbe subito la denuncia al Ministero dell’Istruzione (ammesso che lì ci sia gente in grado di capire l’errore!).

Ora, capisco che in inglese (lingua originale di quasi tutte le serie prodotte) congiuntivo e condizionale a volte siano resi con l’indicativo (“I think you are“) o addirittura in forme che usano l’infinito (“I want you to go“), ma questa non è affatto una buona scusa per bombardare la lingua italiana con traduzioni degne dei dialoghi tra Fantozzi e Filini!

Nota a margine: sulla fedeltà delle traduzioni stesse non posso pronunciarmi perché dovrei avere tempo e voglia di confrontare l’audio originale e quello italiano. Diciamo che mi fido ed in generale i dialoghi filano. Una sola volta ho trovato un errore talmente marchiano da saltarmi “all’orecchio” pur non conoscendo il testo inglese originale. In una puntata del nuovo Dottor Who (penso fosse la 5a o 6a stagione), sento improvvisamente pronunciare la frase “Una lacrima nella fabbrica del tempo“. Una roba così non la scrivono neanche Battiato e De Gregori insieme sotto acido, quindi mi sono chiesto: “Cosa minc*** significa «Una lacrima nella fabbrica del tempo»?”. Ho pensato a come potesse essere la frase originale e mi sono risposto “A tear in the fabric of time” ovvero “Uno strappo nel tessuto del tempo“, che ha decisamente più senso. Forse qualcuno, al corso di inglese per corrispondenza, si era perso il fascicolo sui “false friends“…

Chiarito questo, ora penso che posso scrivere il resto del post.


I progetti segreti americani

Prendi una serie mediamente thriller / crime / fantascientifica, falla maturare per un po’ di puntate, magari inserendo un paio di cliffhanger, finché non diventi urgente avere un “punto di svolta”. E in cosa consiste la stragrande maggioranza dei “punti di svolta”? Nella scoperta che, dietro casini, stranezze, misteri e personaggi ambigui c’è un “progetto segreto del governo americano“!

Ma ‘sto caspita di governo americano! Ha progetti segreti per tutto: armi, robot, controllo mentale, droghe sperimentali, tecnologie avanzate di tutti i tipi, clonazione di Aldo Biscardi e ricette della nonna! E poi, caro governo americano delle fiction, stai un po’ attento che alla fine ti fai sgamare sempre! Chissà poi se, nelle serie di altra nazionalità, ci sono altrettanti progetti segreti tirati fuori al momento opportuno. Forse sì, e forse, per comodità, sono comunque progetti segreti del governo americano anche se la serie proviene ed è ambientata in tutt’altra parte del mondo!

Provate per un attimo a pensare cosa succederebbe se si depurassero serie e film di questo facile trope: frotte di autori che si aggirano sconsolati nei corridoi delle case di produzione, dando occasionali testate al muro, e lagnandosi “Sigh… Cosa scrivo adesso? Sob… Come la svolto questa situazione che mi sto trascinando da 10 puntate? Mi serve un’idea! Buaaahhh…”. L’intera industria dell’entertainment entrerebbe in crisi profonda e chissà quali alternative potrebbe tirare fuori! Alieni? Troppo facile. Cospirazione di gruppi occulti? Mmmh… e poi magari salta fuori che il gruppo occulto era para-governativo e quindi, gira gira, stiamo di nuovo sul tema “vietato”. Ah ecco, potremmo dare la colpa a Illo! Perché Illo ha fatto a pelloso!


Tiro al bersaglio

duck-shootGli Stormtrooper di Guerre Stellari hanno evidentemente fatto scuola in quanto a precisione di tiro. Di sparatorie, con armi di qualunque tipo ed epoca, ne vedo abbastanza (intendo sempre nelle serie, eh!) ma, se sono i “cattivi” a sparare, molto molto raramente i colpi vanno a segno. Va bene, il protagonista non può morire alla seconda puntata freddato dal mascalzone appena entrato in scena, però…

La scena tipica è questa: l’eroe, sotto il fuoco di una decina di scagnozzi che sparano migliaia di proiettili, scappa rifugiandosi alla meglio dietro i pochi oggetti che incontra sulla sua strada. Intorno, scintille di proiettili che colpiscono e frantumano muri, mobilio, auto, finestre. Tutto tranne il nostro simpatico eroe dallo spropositato cu… fortuna e, ad esempio, il tavolino di truciolato, modello IKEA blindato anti-proiettile / bomba / bazooka / raggi protonici dietro il quale è riuscito a rifugiarsi.

A volte, ancora più spudoratamente, la fuga è praticamente in campo aperto eppure quelle pippe di tiratori sceltissimi, mercenari cecchini provetti non vanno comunque a segno! Ma dai! Persino sparando bendati, per sbaglio, dopo 10000 colpi si becca qualcosa!

Di contro, i buoni non solo hanno una mira pressoché infallibile ma abbattono ogni bersaglio con un solo colpo! BUM! Morto! Magari anche più di uno cattivone per volta con un singolo, abilissimo colpo di sponda. Tutti allievi di Jigen, eh? (E magari pure di Goemon se si tratta di maneggiare spade, coltelli e temperini!)


Ma non ci siamo già visti da qualche parte? Tipo… sull’Enterprise?

Tranquilli, non parlo del più squallido e scontato tentativo di rimorchio al mondo. Tra cinema e TV prima o poi qualche protagonista lo si ritrova, anche se si potrebbe far fatica a riconoscerlo (ed io, in questo, sono incapace a livelli olimpionici).

Gli esempi che farò vengono dal mondo della fantascienza (Star Trek, in particolare), nel quale spesso le facce sono rese irriconoscibili da un trucco pesante. Qualche anno in più, poi, può rendere ancora più difficile accorgersi di un attore o un’attrice già visti in altri ruoli. In altri casi un giretto su Wikipedia per cercare informazioni finisce in un “Ah, ecco dove l’avevo visto!“. Infine, c’è anche qualche caso di “easter egg” da cogliere con attenzione.

Parto proprio da quest’ultimo caso perché è stato quello che mi ha dato l’idea (maturata a lungo…) per scrivere queste righe. Alzi la mano chi non ha mai visto lo Star Trek “serie originale” (quello di Kirk, insomma), neanche per sbaglio. Ok, via da qui, grazie!😀

Uno dei co-protagonisti della mitica serie era il tenente Hikaru Sulu, ovvero George Takei, che da giovinotto si presentava così e tale è rimasto nella mia testolina da Trekker!

Ovviamente la sua carriera è andata avanti (e meno male per lui!) finché le nostre strade non si sono incrociate nuovamente. Ed è giusto parlare di strade perché l’indizio, buttato lì in una puntata di Heroes, era una targa che mi faceva suonare più di qualche campanello…

targa_auto_heroes_startrek

NCC-1701” ovvero il numero identificativo della vecchia Enterprise! Ma che c’entra questo con Kaito Nakamura, il distinto anziano signore qui sotto appena sceso dall’auto? Ma che per caso… “Ah, ecco dove l’avevo visto!” Come passano gli anni, eh?🙂

George Takei 2013.jpgLa carrellata di personaggi legati a Star Trek, vecchi e nuovi, ritrovati in giro è lunga e ricca di sorprese. Il prossimo della lista è Dwight Schultz, che forse ricorderete meglio come il pazzerellone Murdock dell’A-Team. Anche lui si è fatto un giro sull’Enterprise, mantenendo più o meno la stessa espressione stralunata del suo vecchio ruolo!

dwight_schulzMi scuserete poi se, in Heroes, non ho riconosciuto Michael Dorn nel ruolo nientepopodimeno che del Presidente degli Stati Uniti! Senza il testone rugoso da Klingon del luogotenente Worf era oggettivamente difficile! O forse è perché non aveva la bat’leth?

m_dorn

Ma il pezzo forte della collezione è un altro: di Perception ho parlato nella quinta puntata (Serie in poche righe – S01E05 – Grazie Sir Arthur!), senza però accennare al personaggio di Paul Haley, preside di facoltà e amico del protagonista dr. Daniel Pierce. Ci sono voluti i titoli di coda di una delle puntate per farmi capire che l’interprete di Paul Haley è LeVar Burton, ovvero il tenente comandante Geordi La Forge (dell’era Picard), senza il caratteristico visore e con qualche chiletto in più. Il meglio però doveva ancora venire: scavando sulla sua pagina wiki ho infatti scoperto che da giovane Burton è stato nientemeno che Kunta Kinte in Radici! Questa sì che è una sorpresa!

LeVar-Burton_roles

Doverosa, come tributo alla sua carriera, la citazione di Leonard Nimoy in Fringe (Serie in poche righe – S1E04 – Capolavori) come William Bell e, ovviamente, Spock in Star Trek. In questo caso però era impossibile non riconoscerlo! Lunga vita e prosperità.

leonard_nimoy

Direi che la carrellata su Star Trek si può e si deve chiudere qui, anche se potrebbe continuare per molto ancora: se non avete abbastanza vi consiglio questo post di Doc Manhattan sul tema, che elenca qualche altra chicca. Ne è passata di gente sul ponte ologrammi!

E adesso tocca ai più curiosi proseguire la caccia, magari tornando con i piedi per terra! Non sapete quanti altri “casi” ho tralasciato!

Regalo 1 punto fedeltà a chi mi trova Brent Spiner ieri e oggi (facilissimo!) e 5 punti a chi scova Scott Wolf (suggerimento: non è in Star Trek)! Chi vuol giocare?😀

Informazioni su Man from Mars

https://extendedreality.wordpress.com/

  1. pippo

    “Chiarito questo, ora penso che posso scrivere il resto del post.”

    Era voluto?

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  2. obo

    Adoro ritrovare gli attori tra le serie senza aspettarmelo😀

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  3. Pingback: Serie in poche righe – S02E01 | Extended Reality

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