Serie in poche righe – S01E06 – Supereroi

Riassunto delle puntate precedenti:

Nuova puntata (e siamo a 6!), anzi superpuntata dedicata alle bande di tizi che, indossando il più delle volte vestiti strani, se le danno di santa ragione grazie alle loro eccezionali abilità. Vedremo città da salvare e da distruggere, crimini da compiere e da sventare, qualcuno che vola, qualcuno che sparisce, qualcuno che riesce a scansare le pallottole e qualcuno che se le becca senza farci neanche caso.

Spoiler a palla – io vi ho avvertito! A proposito, il testo racchiuso nei tag spoiler è scritto in bianco per magia accattiemmellesca, non è che sono (ancora) così rin…tin tin da dimenticare pezzi di frase. Selezionatelo per rovinarvi la sorpresa, per esempio da qui →scemo chi legge← a qui. Tempo permettendo la modifica sarà retroattiva anche sugli altri post della serie (sulle serie).


 Arrow

“Sono Arr…” – “Uè Oliver, che si dice?”

Oliver Queen, bamboccione palestratissimo, naturalmente belloccio, tutto dedito allo sperpero delle patrie sostanze ed al rimorchio selvaggio, va in gita con il papà sulla barchetta di famiglia. Naufraga su un’isola deserta, che tanto deserta non è: ci si nascondono il roccioso Slade (spoiler sua futura nemesi /spoiler) e la bella Shadow, tanto per farlo rimanere in allenamento nel rimorchio. Entrambi provetti combattenti, sapranno fare del giovane smidollato un abile e coraggioso guerriero, pronto a menare pesantemente le mani e, soprattutto, a scoccare frecce con mira infallibile. Non mancano (badate bene, è un’isola deserta) bande di cattivoni alla ricerca di un intruglio segreto, di quelli che vi verrebbero proposti nelle mail di spam più audaci.

Per inciso, imparerete ad odiare “l’isola” più o meno al pari di quella di Lost, dopo il centesimo flashback “Quando ero sull’isola, me so’ successi certi ca**i che manco ve li potete immaginare!“.

Dopo 5 lunghi anni sull’isola deserta, Oliver riesce finalmente a tornare a casa con somma sorpresa di mammina e sorellina che “Scusa ma tu non eri morto? Io nel frattempo ho pure dato via la tua collezione di Tex”. Forte delle sue nuove abilità, Ollie si dedica a ripulire dai lestofanti la sua Starling City nei verdi panni di Arrow, con un arsenale di freccine di qualunque tipo: frecce esplosive, frecce luminose, frecce con il lettore MP3, frecce d’emergenza (lampeggianti).

Nel concentrarsi su tutta questa varietà di dardi, il nostro simpatico arciere perde di vista due aspetti fondamentali dell’essere un supereroe con un’identità segreta:

  1. Uno straccio di mascherina che ti copra la faccia sarebbe d’uopo, piuttosto che il solo cappuccio della felpina verde. Mettersi di profilo non basta, specie se stai parlando con qualcuno che ti conosce bene, ché comunque si vede mezza faccia con tanto di pizzetto. E per “maschera” io intendo qualcosa che non copra solo gli occhi. Peggio di così c’è solo Superman/Clark Kent, a cui basta togliersi gli occhiali per non essere più riconosciuto manco dalla mamma. Evidentemente entrambi, nell’universo DC Comics, hanno amici e nemici tutti fortemente miopi o incredibilmente poco fisionomisti;
  2. Un’identità segreta comporta che non la si vada spiattellando in giro alla prima occasione, altrimenti diventa il segreto di Pulcinella. Un amico in pericolo chiede aiuto? “‘spetta che mi metto la felpina, io sono Arrow!”. “Senti un po’ ciccio, com’è che ogni tanto sparisci?” “Perché sono Arrow!”. “Scusa Ollie, che c’hai da accendere?” “No, perché sono Arrow!”. E così via. Fa’ i manifesti, perdi meno tempo, no?

Giudizio finale: So che, da quanto sopra, potrebbe sembrare che Arrow sia una discreta fetecchiona ma non è proprio così. Certo, ci sono situazioni e trovate che mi hanno fatto gridare “Ma dai!” (versione light e tradotta di WTF!), ma nel complesso la serie si presenta bene. Non dimentichiamo che è tratta da un fumetto e che, come tutte le serie di fantasia, richiede un certo grado di “sospensione dell’incredulità” per farsi coinvolgere e divertire.

Le scene di combattimento sono discrete, seppure un po’ ripetitive, l’atmosfera un po’ dark è d’effetto, il famigerato periodo sull’isola deserta fornisce ogni tanto qualche nuovo retroscena o sottotrama, i personaggi sono ragionevolmente numerosi (e tutti mascherati per modo di dire) e vari. Lo stesso Oliver ha una certa dinamica nella sua caratterizzazione: da vendicatore che fa un po’ troppo la festa ai cattivi, classicamente amato ed odiato dai piedipiatti, a vero giustiziere dallo status riconosciuto e premiato, presenza ben accetta a supporto della polizia di Starling City.

Terza stagione in corso mentre scrivo ed ancora ho voglia di vedere dove vogliono andare a parare. Nel frattempo, tra l’altro, hanno comprato le mascherine di Carnevale. Per i coriandoli se ne parla in un’eventuale quarta stagione.


Heroes

“Salva la cheerleader” – “È tutto buio, non la vedo!”

Quando si parla di mutanti il mio pensiero corre subito agli X-Men, con i quali i personaggi Heroes hanno parecchio da spartire; d’altronde, se tra gli autori c’è un autore piuttosto importante della Marvel (Jeph Loeb), qualche “travaso” c’è da aspettarselo.

La serie è piuttosto vecchia (2007-2010 in Italia) quindi non mi preoccuperò troppo degli spoiler. Vi dirò di più: sarò pure piuttosto breve perché questa serie l’hanno vista pure le pietre. E vi dirò ancora di più, in un crescendo di emozioni che ormai vi starà consumando: scrivo di Heroes soprattutto per agganciarmi al prossimo episodio/post, che sarà probabilmente spoiler il “finale di stagione” /spoiler!!!

Tornando in tema, la struttura è decisamente da fumetto, con episodi e “capitoli” (le stagioni). Secondo il mio modestissimo parere, i temi portanti della serie sono parenti stretti di quelli di “X-Men: giorni di un futuro passato”; a ben vedere, sono parenti di un po’ tutte le storie in cui compaiano dei mutanti.

Il campionario dei superpoteri classici c’è tutto: volo, telepatia, teletrasporto, rigenerazione, assorbimento dei poteri altrui e via così. C’è ovviamente un'”agenzia” più o meno governativa che tiene sotto controllo i fenomeni e li accalappia a propria discrezione (ovvero quando diventano una minaccia per la sicurezza); c’è, altrettanto ovviamente, l’impegno delle persone “speciali” a nascondersi prima ed a farsi accettare poi dalle persone “normali”.

La prima stagione scorre via molto bene, al grido di “Salva la cheerleader, salva il mondo“: tutti a fare il tifo per la biondina Claire che non si sconocchia ed a tremare per la ferocia assassina di Sylar. Certo, i personaggi sono nuovi e tutti da scoprire, ci sono i buoni ed i cattivi chiaramente individuati, l’attesa è ancora molto alta.

Le stagioni successive si evolvono invece per arrivare al definitivo “outing” dei superumani di fronte alla gente comune (che fino a quel punto ha evidentemente sonnecchiato senza mai accorgersi di niente…): tutto bene, ma tutto un po’ già visto. Ancora agenzie segrete che cacciano i superumani, gente che “cambia lato” (buoni che diventano cattivi e viceversa), ancora esperimenti genetici per acquisire, eliminare o scoprire l’origine dei superpoteri (argomento che, da quanto ho letto, è stato sempre volutamente lasciato nel vago dagli autori).

Giudizio finale: Trainate dalle prime due stagioni, le ultime due hanno comunque riscosso un discreto successo, pur non avendone lo stesso ritmo e forza delle storie: come dire che le vedi per la curiosità di capire dove si va a parare ma, a pensarci bene, già lo sai. Il “brodo” leggermente troppo lungo ha sfidato perfino la mia dedizione ed il mio approccio disimpegnato alla visione, qualunque cosa significhi quest’ultima frase, ma la serie merita un’occhiata (ammesso che non l’abbiate già vista, cosa che è sicuramente accaduta a meno che non abbiate vissuto in un bunker antiatomico negli ultimi dieci anni).


Alphas

Meh…

…dunque sulle persone con superpoteri è stato già detto tutto, quindi perché insistere? Giusto, se non fosse che Alphas tira fuori una variazione interessante su un tema abusato.

Come il nome suggerisce, i personaggi non sono super-qualcosa; non hanno neanche poteri “impossibili” (volendo essere realisti a tutti i costi) come il volo, il teletrasporto e la capacità di sparare roba dalle mani, che sia ghiaccio, raggi di energia o bignè alla crema. Sono in effetti persone con abilità di livello molto superiore alla media, quelli che in natura si definirebbero “esemplari alfa” di un branco.

E qui comincia la minestra riscaldata: acchiappa gli alfa, rinchiudili, studiali, drogali, prendi un dottore stile “Professor X” e mettilo a capo di un manipolo di alfa buoni stranamente assortiti. Questo gruppetto mette quindi a disposizione della giustizia (?) le proprie capacità per combattere il crimine e la malvagità hip hip hurrà, indagando su casi in cui c’è con tutta probabilità lo zampino di qualche altro alfa un po’ più monello.

La serie galleggia decentemente nella prima stagione per poi perdere di vigore (la minestra troppo riscaldata ad un certo punto si brucia…) nella successiva. Qui cala la mannaia che aleggia, come si diceva nel primo post della saga, su tutti i progetti sfornati in questi anni sovraccarichi di episodi e stagioni. La cancellazione del programma avviene malgrado il finale di stagione sia (sorprendentemente) intrigante e potenzialmente ricco di spunti. Sheldon Cooper, in “The Big Bang Theory” (vedi il post sui capolavori) c’è rimasto molto male e con la curiosità di sapere dove si andava a finire; nel frattempo, ne ha anche per Heroes.

Giudizio finale: La serie, a mio modesto parere, si reggeva sulla verosimiglianza dei “poteri” più che sulla forza della storia: gli spettatori potevano trovare plausibili ed immedesimarsi nelle abilità dei protagonisti. Ciò evidentemente non è bastato, o comunque si è rivelato alla lunga una debolezza che ha trasformato la serie in una sorta di crime con personaggi particolarmente abili ma nulla più. Considerando pure la cancellazione, non mi sento del tutto certo nel consigliarvene la visione: facciamo che mi sono sacrificato io per la causa e bon, finita lì.


Misfits

mnmn

Chiudiamo con i superadolescenti più “brutti, sporchi e cattivi” della lista: i Misfits, letteralmente i “disadattati”. Questa serie inglese (5 stagioni tra il 2011 ed il 2014 in Italia) racconta le avventure di un gruppo di ragazzacci conosciutisi durante un periodo di servizi sociali. Per motivi non ben chiariti, durante un temporale i teppistelli acquisiscono vari superpoteri e qui fermiamoci un attimo. Immaginate ora dei tipini già non particolarmente disciplinati che improvvisamente scoprono di poter fare cose fuori dal comune. Fatto questo, capite immediatamente che le situazioni degenerano rapidamente e frequentemente. E, sì, ovviamente i criminali in erba non sono i soli ad avere acquisito qualche strano potere per cui già capite che bla bla bla lotte bla bla scambio di poteri bla bla bla gente mortammazzata bla bla bla.

Tagliamo corto: questa serie ad un certo punto mi ha stufato ed ho mollato tutto alla fine della terza stagione. Non è neanche che le storie fossero malaccio, anzi c’era pure qualche superpotere poco usuale ed un’ambientazione “suburbana” interessante. Probabilmente la congiuntura del momento non era favorevole o forse è intervenuta qualche altra serie più accattivante a distogliermi. E dire che avevo visto, cosa strana per la mia pigrizia, perfino alcune puntate in lingua originale per godermi la parlata inglese tamarra: uno slogan per tutti, quello di Kelly (una delle protagoniste femminili, lei sì che è tamarra forte) che urla “I’m a fucking rocket scientist!

oppure, al culmine della sua vena romantica “I fucking love yaa!

(e lì mi sono ribaltato…). Questi erano pure dei mezzi spoiler ma fa niente.

Giudizio finale: Facciamo che stavolta chi ha visto per intero la serie mi dice che ne pensa? Io non ho proprio voglia di andare a recuperare le ultime due stagioni, ché nel frattempo il “lavoro” si è accumulato!


Basta con i supertizi, invoco ora il mio superpotere di parlare (e scrivere) a vanvera e mi smaterializzo, teletrasportandomi al prossimo post (sì, ce ne sarà sicuramente un altro ancora!).

Super saluti telepatici e pirocinetici a tutti!

Informazioni su Man from Mars

https://extendedreality.wordpress.com/

  1. juhan

    mah…

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      • juhan

        Era una considerazione generale sulle serie. Ma forse non vale, non le seguo e vederne solo un pezzettino ti fa dire –appunto– mah…

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        • Direi di si, a differenza dei film le vicende possono svilupparsi più lentamente e dunque bisogna avere la pazienza di star dietro agli episodi. C’è poi il vantaggio della breve durata delle puntate, utile se hai l’abbiocco facile oppure vuoi distratti un po’ a fine giornata, con l’energia al minimo.
          Ci sono varie produzioni di buon livello, da vedere senza per questo diventare uno “spettatore seriale”.

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  2. filiipide

    Alla fine quello super natural sono io: non ne ho visto nemmeno uno.
    Comunque, vista la recensione, pare che non mi sia perso nulla.
    Storie scontate e rimpastate.
    Yawn.

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    • Non del tutto, e comunque non tanto da renderle tutte inguardabili. Il fatto è che, vedendo un certo numero di serie, dopo un po’ cominci a riconoscere le idee di base. E sì che io non neanche particolarmente schizzinoso.

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  3. Ralph Magpie

    Ho finito di vedermi tutti e 13 gli episodi di Daredevil, e volevo leggere il tuo illuminato pensiero vista la tua profonda conoscenza delle serie tv, ma mi accorgo che c’è una gravissima lacuna … tsk! tsk! tsk! (onomatopeico da fumetto visto che di questo stiamo parlando😉 )

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    • Eh, hai ragione. Daredevil per ora manca perché ho una lunga coda di “lavoro” arretrato. Spero solo che la serie non sia come il film. Altrimenti pensaci tu a illuminarci sull’argomento, no? Che c’hai da fare di meglio?

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      • Ralph Magpie

        Sei tu l’esperto. Come forse saprai le serie mi annoiano dopo un po’ di tempo. Di questa posso dire che non mi sono annoiato, è la miglior trasposizione dei fumetti Marvel che ho visto e non i “fumettoni” alla F4 o Avengers, è girato bene, gli attori recitano meglio, i personaggi sono molto ben definiti e per finire i dialoghi non sono scontati, il tutto in un ambiente dark/noir che fa la differenza.
        Bisogna superare le prime 3-4 puntate che servono a preparare il terreno per entrare nel vivo.
        Ovviamente c’è qualche sbavatura e delle cadute di tono, ma nel complesso si possono perdonare.
        Mbè non corri a visionarlo?

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  4. Pingback: Serie in poche righe – S02E01 | Extended Reality

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