Serie in poche righe – S01E03 – Buona idea!

Riassunto delle puntate precedenti:

Si discuteva con Simone “Obo” nei “titoli di coda” del precedente episodio sulla durata ottimale di una serie TV. Secondo Simone una serie ben riuscita dovrebbe durare 5 stagioni (durata effettivamente comune a molte serie). Data la sua vasta “esperienza sul campo” mi trovo abbastanza d’accordo; però…

Perché una serie possa permettersi di durare c’è bisogno soprattutto di una buona idea, che si presti bene ad essere sviluppata ed anche espansa puntata dopo puntata. Sta anche alla bravura degli sceneggiatori creare colpi di scena o sottotrame parallele che allunghino (e rendano magari più complicata!) la vita dei personaggi.

Dal mucchio di serie accumulate ho pescato quindi alcuni esempi di lunghezza e riuscita diversa: qualcuna non poteva durare più di quanto abbia fatto, qualche altra non doveva durare oltre.


 Flash Forward

“Ci vediamo domani?” – “A quanto pare no!”

Un bel giorno (non tanto bello in effetti) tutta la popolazione mondiale si fa un pisolino di 2 minuti e 17 secondi durante i quali ciascuno vede il proprio futuro da lì a qualche mese. Addormentarsi al volante per qualche secondo già è pericoloso, figuriamoci per un tempo così lungo!

Infatti, nel momento in cui tutti (tutti!) riprendono conoscenza, i più fortunati sono ancora nella loro poltrona, altri sono nel proprio mezzo di locomozione dentro o sotto o sopra il mezzo di locomozione di qualcun altro, altri ancora stanno precipitando con l’aereo che fino a 2’17” prima magari li portava in vacanza alle Hawaii. Infine, qualcuno SPOILER non ha alcuna visione e pensa pertanto di essere destinato a morire prima del momento apparso nel flash forward /SPOILER.

Ma chi? Ma come? Ma chi cazzo?” direbbe Alex Drastico. Si fa le stesse domande filosofiche anche Marc Benford (Joseph Fiennes), un poliziotto la cui visione è stata quella di se stesso che indaga sulle cause dell’evento. Marc non sarebbe un buon poliziotto se non avesse a) problemi di alcolismo e b) casini matrimoniali: infatti ha entrambi. Le domande però rimangono: chi o cosa ha causato il flash forward e a che scopo (sempre che sia stato scatenato deliberatamente, tanto per dirne una a caso, SPOILER dal classico progetto segreto sulla materia oscura a sfondo militare /SPOILER).

La serie si sviluppa quindi in una progressione di misteri e scoperte, facendo crescere l’attesa e l’ansia per l’approssimarsi del giorno visto nel flash forward e degli eventi che (inevitabilmente?) si dovranno verificare. Il finale di stagione, in cui SPOILER si riesce almeno a risalire alla fonte che originato l’evento /SPOILER. lascia purtroppo molti interrogativi aperti, in quanto la serie non è stata rinnovata per una seconda stagione che, a mio giudizio, ci sarebbe stata molto bene.

Giudizio finale: Malgrado l’interruzione, la serie è godibile fino in fondo. L’idea del avvicinamento alla data del flash forward è sfruttata bene per creare attesa e tensione: le brevi “visioni” dei protagonisti ci hanno mostrato un punto di arrivo della storia (che prosegue anche oltre la data della visione), facendoci desiderare di conoscere gli eventi che si sono concatenati per giungervi. Sono miliardi di sentieri tortuosi che si incrociano e si influenzano in maniera inconcepibilmente complessa, come accade realmente, per realizzare un destino che sembra già scritto.

Una seconda stagione era necessaria per costruire il vero finale ma non si sarebbe dovuti andare oltre questa durata. Gli intrecci delle vite dei singoli personaggi (“buoni” e “cattivi”) rientrano tutti nella “spina dorsale” della storia: l’indagine su chi ha causato il flash forward e perché, e cosa si può fare affinché non accada più.

Domande a cui avrebbe potuto sicuramente rispondere SPOILER l’unico uomo rimasto cosciente durante i terribili 2 minuti e 17 secondi di black-out collettivo /SPOILER.


Alcatraz

Io gli sceneggiatori li avrei mandati in galera! Oh, wait…

L’ex prigione di Alcatraz è un’icona della cinematografia, quasi un personaggio a sé stante delle storie che la sfruttano come ambientazione. Facile quindi caricare il suo recente passato con ogni genere di storie misteriose e segreti mai rivelati.

Quando alcuni detenuti cominciano a riapparire nel presente, vivi e vegeti e non invecchiati, è il momento di capirci qualcosa in più. Oltretutto i galeotti, dati per morti all’epoca della loro detenzione, riprendono volentieri ai giorni nostri le carriere criminose cominciate nel passato.

È qui che la detective Rebecca Madsen (Sarah Jones) entra in gioco, coadiuvata dal dottor Diego Soto (Jorge Garcia, ovvero Hugo “Ehi Coso!” Reyes di Lost), storico esperto della prigione. Le cose appaiono ovviamente fin troppo strane perché non salti fuori SPOILER il solito, classico, misterioso progetto segreto “vintage” /SPOILER e l’altrettanto classico personaggio che la sa lunga ma non rivela nulla o quasi, Emerson Hauser, interpretato da un bravo Sam “Jurassic Park” Neill.

Hauser si metterà a capo della detective Madsen e del dr. Soto per aiutare la cattura dei detenuti via via riapparsi, facendo da ponte tra il passato ed il presente della mitica prigione. E ovviamente Hauser è parte integrante di tutte le stranezze, se non qualcosa in più…

Giudizio finale: Poco altro si può dire di questa serie, cancellata dopo la prima stagione. Mi ritrovo perfettamente con quanto riportato nella pagina wiki: la serie “è dotata di una fantastica premessa, dotata di potenzialità che offrono ai produttori materiale per sviluppare molte stagioni“, ma purtroppo si perde concentrandosi eccessivamente sulle vicende dei singoli episodi (le catture degli ex-detenuti apparsi dal passato). Il finale di una stagione così inconcludente è poi troppo frettoloso nell’introdurre le premesse per il seguito (svelando finalmente qualcosa sugli arrivi dal passato).

Dunque vederla o non vederla? Di solito sono abbastanza “largo di manica” e consiglio comunque di dare un’occhiata, ma qui ho il doppio problema di una serie cancellata e, tutto sommato, con poca presa nella sua unica stagione. In più SPOILERISSIMO la detective muore nell’ultima puntata /SPOILERISSIMO lasciandoci con un gigantesco “E mò?!” (o “WTF?!” per gli anglofili) ed una serie di questioni appena accennate che non saranno mai risolte.

A malincuore, date le potenzialità di questa idea, questa serie finisce nel limbo delle “cose da vedere se non avete niente di meglio sottomano”.


Touch

1, 2, 3, 16, 45, 9817, …

I numerini fanno sempre presa, le vicende di genitori alle prese con bambini problematici pure, i riferimenti all’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 ancora di più, quindi Touch fa filotto! Mettiamoci anche un protagonista del calibro di Kiefer Sutherland e potrei anche fermarmi (ma non lo farò!).

Martin Bohm è un ex giornalista che ha lasciato la professione per dedicarsi alla cura del figlio autistico Jake, dopo la morte della moglie nell’attentato alle Torri Gemelle. Jake non parla e continua a riempire le pagine dei propri quaderni di sequenze di numeri apparentemente senza senso.

Quando ci sono di mezzo i numerini però raramente non sono destinati a contare qualcosa😉 nella storia. Infatti Martin si ritrova a seguire le indicazioni dategli da Jake proprio tramite dei numeri (l’unica forma di comunicazione che il ragazzo concepisce), collegati ad avvenimenti destinati ad accadere.

Il particolare “dono” di Jake è volto però a qualcosa di più grande: SPOILER LUNGHISSIMO il completamento di una sequenza numerica tramite la quale è possibile prevedere qualunque tipo di evento. Jake non è neanche l’unico a possedere questa straordinaria capacità, come Martin Bohm scoprirà quando verrà a conoscenza dei piani segreti di una mega-corporation dedita a prelevare e studiare tutte le persone “speciali” /SPOILER LUNGHISSIMO.

Tralascio altri dettagli (basta spoiler!) per concentrarmi sull’altra faccia della storia, più toccante, e cioè la vicenda umana di un padre che cerca instancabilmente di comunicare e stare vicino a proprio figlio, malgrado tutte le difficoltà che la condizione del bambino e le vicende che lo coinvolgono comportano. I suoi sforzi saranno premiati.

Giudizio finale: Touch è da vedere, forse più per assistere alla storia del rapporto padre-figlio che per la cabala legata ai numeri (questo era uno SPOILER molto subdolo!). La serie è stata cancellata dopo 2 stagioni ma la durata è più che soddisfacente per garantire una buona evoluzione dei fatti e dei personaggi, senza salti né lungaggini con un finale che chiude bene l’arco narrativo.

Alla fine, ovviamente, i buoni vincono ma solo per la tenacia dimostrata e non per qualche poco plausibile ed artefatto errore dei cattivi. Jake, Martin e qualche altro bimbo prodigio tornano a casa, e tutti vissero felici e contenti.


The following

Il club dei pazzi assassini

Di poliziotti alcolizzati francamente non se ne può più ma farò un’eccezione per Ryan Hardy, interpretato ottimamente da Kevin Bacon. Se poi c’è di mezzo un carismatico e folle serial killer, (Joe Carroll / James Purefoy) capace di fare proseliti (follower, appunto, mica Twitter!) per i suoi deliri omicidi, la faccenda si fa più che interessante.

Carroll è quanto di peggio si possa pescare da un ipotetico catalogo di serial killer: spietato, efferato, perverso ma anche estremamente lucido ed intelligente, capace di affascinare ed attirare a sé, plagiandole completamente, decine e decine di persone, che lo adorano e replicano fedelmente la sua follia.

I suoi follower ne fanno un leader in nome del quale uccidere crudelmente degli innocenti, perché l’atto stesso dell’omicidio è gratificante e soddisfacente per chi lo commette. Non a caso le uccisioni avvengono sempre con armi da taglio, non da fuoco, perché gli assassini vogliono prevalere e dominare fisicamente le malcapitate vittime.

È un abisso interminabile di follia senza limiti, di visioni assolutamente distorte della realtà ma è anche un viaggio nella fragilità della mente umana e nel mondo nascosto del fanatismo settario.

Giudizio finale: una serie inquietante ed avvincente da non perdere. C’è tanta violenza, insensata ed improvvisa, che colpisce e spaventa. I follower di Carroll sono ovunque, mischiati alla folla e pronti a colpire e questo tiene sempre alta la tensione, SPOILERISSIMO e non sono l’unica setta di pericolosi sciroccati /SPOILERISSIMO. Due stagioni densissime da guardare con la luce accesa che mi hanno tenuto incollato allo schermo, ed una terza forse in arrivo.


Warehouse 13

artefatti

Una serie più allegra ed ironica per chiudere, dopo un’infilata di argomenti pesantucci…

Il mondo è pieno di artefatti da raccogliere, catalogare e proteggere: oggetti comuni con proprietà speciali, acquisite tramite i proprietari (personaggi famosi e non) e ad essi legate. Ci sono ad esempio le calze di Mata Hari (stagione 2), che consentono a chi le utilizza di ammaliare e controllare le persone, oppure le biglie dello scacchista Bobby Fischer (stagione 4) che permettono a chi le possiede di concentrarsi intensamente e diventare molto intuitivi.

Sono secoli che gli artefatti vengono raccolti e conservati in giganteschi “magazzini” segreti, il 13.mo dei quali (il “Warehouse 13” appunto) è – guarda un po’! – in America (South Dakota). Custode del magazzino ed esperto di artefatti è il burbero “Artie” Nielsen (Saul Rubinek), aiutato inizialmente solo dagli agenti (ex Servizi Segreti) “Pete” Lattimer (Eddie McClintock) e Myka Bering (Joanne Kelly). In seguito alla serie si aggiungeranno altri comprimari.

Il Magazzino stesso non è un semplice capannone dove ammassare i reperti ma un'”entità” carica dell’energia degli artefatti e capace di contenerne anche la potenza distruttiva. I misteriosi Reggenti sovraintendono (chissà da quanto tempo…) alle attività dei Magazzini e si impegnano per tenerne segreta l’esistenza stessa.

Gli episodi si fanno guardare con piacere, soprattutto grazie al tono leggero ed ironico del duo Pete & Myka (ed in seguito anche dell’altra coppia di agenti Jinx e Claudia): lui è un giocherellone che si muove per istinto, lei una irreprensibile agente ligia alle procedure. La curiosità e la stranezza degli artefatti regge la puntata, che essenzialmente ne racconta la missione di recupero. A questa trama “orizzontale” (cioè della singola puntata) si sovrappongono presto quelle “verticali” che si snodano nelle diverse stagioni (4 già trasmesse in Italia ed la breve 5a stagione già “on air” in America): essenzialmente qualche cattivone che scopre l’esistenza del magazzino e cerca di penetrarvi oppure possiede artefatti di particolare potenza e li usa per scopi poco nobili.

Giudizio finale: quasi un fumetto, grazie alla caratterizzazione accentuata dei tratti distintivi dei personaggi, da vedere per rilassarsi. Non mancano intrighi e misteri, magari vecchi di secoli, riguardanti i precedenti Magazzini ed i loro custodi per un tuffo nella storia, “adattata” quanto basta alle esigenze di copione. Il Magazzino è di per sé affascinante, pieno com’è di ogni tipo di oggetto con le proprietà più strane: un luogo immenso e “molto più grande all’interno” (se posso permettermi di importare la citazione del Dottore!). Per gli spettatori più esigenti Warehouse 13 potrebbe non avere abbastanza “spessore” ma lo scopo (raggiunto) della serie è quello di bilanciare la componente di mistero ed azione con un pizzico di ironia e humour.

Uhm… Neanche uno SPOILER qui?


Anche per questa volta ce n’è abbastanza da fare un buco nel divano e far bruciare i LED del vostro televisore. Consapevole dell’entità dei danni, vi lascio e vi rimando alla prossima, emozionante-ma-anche-no, puntata della Stagione 1 di “Serie in poche righe”!

Informazioni su Man from Mars

https://extendedreality.wordpress.com/

  1. obo

    Flash Forward ferita aperta😥 Così come Firefly (se non l’hai ma vista, da guardare)

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    • Eh sì, Flash Forward si meritava un finale, anche una stagione breve per chiudere. Peccato…
      Firefly? Mmmhhh… Dici per caso quella serie con Nathan Fillion nei panni (e quando dico panni intendo un cappotto marrone) di Malcolm Reynolds? Quella specie di western spaziale? Mmmhh… sì, penso di averne vista qualche puntata tipo… TUTTE!!!🙂 No, dico, mi prendi per un novellino? Firefly è assolutamente da non perdere!
      Se c’è una serie che meritava di continuare, quella era proprio Firefly. Il “finale” del film Serenity è più una “pezza” che una reale conclusione, per riparare il grave torto di averla interrotta.
      E come sempre, grazie della gradita visita!

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