Andrea Camilleri – Un filo di fumo

Un filo di fumo” è un breve romanzo tra i primissimi pubblicati (1980) da Andrea Camilleri, ambientato nella stessa immaginaria Vigata che vedrà poi anche le indagini di Montalbano.

Siamo alla fine del 1800 e Vigata è un importante porto per il commercio degli zolfi. Don Salvatore (Totò) Barbabianca è uno dei commercianti più ricchi e peggio visti del paese, per la sua scarsa onestà in affari.

Per la gioia dei notabili e ricchi signori di Vigata (che pure hanno le loro miserie), don Totò si trova in una situazione che potrebbe distruggere completamente la sua ditta: il carico di zolfo promesso ad una compagnia straniera non è disponibile, mentre la nave mercantile che dovrebbe ritirarlo è a meno di un giorno di navigazione da Vigata.

Tutti attendono quindi che si intraveda all’orizzonte il filo di fumo del titolo, segno dell’arrivo della nave e della inevitabile rovina della ditta Barbabianca.

Col passare delle ore la tensione sale: da un lato la famiglia Barbabianca (al secolo Romeres) ed i dipendenti della ditta si affannano a cercare dovunque lo zolfo o una qualunque soluzione che salvi la situazione, dall’altro i detrattori di don Totò che come avvoltoi osservano gli eventi in attesa di vedere la fine dell’odiato compaesano.

Per qualcuno di loro la rovina della famiglia Barbabianca è diventata ragione di vita, tanto profondo è il rancore serbato per i torti subiti personalmente dal bieco e disonesto don Totò.

Il corso della narrazione permette a Camilleri di descrivere anche le ipocrisie ed i formalismi dei ricchi ed il loro sostanziale disprezzo per tutta la povera gente che cerca di guadagnarsi da vivere alle loro dipendenze. Sono queste persone, adulti e persino ragazzini, a cui i pesanti cesti di zolfo piagano le spalle ed il collo e le polveri delle miniere riempiono i polmoni, che assicurano senza mai protestare l’agiatezza di queste poche famiglie borghesi, sperando di poter guadagnare tanto da assicurarsi almeno un pasto.

Chi ha già letto il Camilleri di Montalbano (o ne ha già visto l’ottima trasposizione televisiva con Luca Zingaretti) ritroverà probabilmente in questo romanzo le atmosfere della Vigata moderna e lo stile di scrittura misto di italiano e siciliano che ne è segno distintivo. C’è già quel gusto e quell’abilità di raccontare intrighi e vicende segrete, arricchendo la trama con particolari e digressioni che si ricompongono nel finale.

Complessivamente “Un filo di fumo” è una storia piacevole per una lettura leggera, magari da portarsi sotto l’ombrellone. In alcuni passi della storia non ho potuto fare a meno di immaginare lo stesso Camilleri, con la sua voce profonda e roca, leggere le vicende dei propri personaggi, lentamente, insistendo appena un po’ sulle espressioni dialettali, che hanno la capacità di descrivere in maniera sintetica ed appropriata le situazioni.

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