Un post un po’ così…

“Meh.” (fonte: gawker.com)

Sai quei post un po’ così, che vorresti scrivere ma non hai ben chiaro come e perché? Ecco, uno di quelli. Insomma quei post dove raccogli vari scampoli di pensieri, li cuci insieme per farne qualcosa di vagamente leggibile, non troppo lunghi ma neanche tanto striminziti da farli sembrare poco più di un tweet con manie di grandezza.

Sì, sì, proprio quelli, che ti continuano a frullare in testa in mezzo ad un milione di altre cose, incapaci di prendere davvero forma: “Ho una grande idea, ne scriverò in lungo e in largo in maniera memorabile!” affermi perentoriamente, davanti ad attoniti sconosciuti che istintivamente mettono un metro in più tra te e loro. Passa il tempo ed il milione di altre cose continua ad impedire che i pezzettini di quel post memorabile si mettano insieme, anche per caso. Ed ho anche postato la foto di un gattino per rendere meglio il concetto.

Vi è mai capitato di aprire la scatola di un puzzle e trovare due pezzi già uniti? Due pezzi che hanno resistito al caos ed alle botte per mostrarti un segno tangibile che quella sfida si può affrontare con successo: “Ecco, siamo solo 2 su 1000 ma siamo un inizio”. Capita, ma non stavolta: stavolta vi beccate i pezzi tutti separati e non è neanche detto che ci siano tutti.

And here we go“.


Non so più leggere

Non letteralmente, altrimenti non potrei neanche scrivere 🙂 La questione, senza usare titoli degni di “Cronaca Vera“, è che faccio più fatica a tenere fissa l’attenzione quando leggo un libro (uno dei pochi, ahimè, che leggo durante l’anno). Io sto lì, la mattina in metro, col mio albero morto in mano in mezzo ad una selva di e-reader, e leggo tre righe per volta, poi guardo in giro, leggo altre tre righe ma intanto ho perso il filo e devo rileggere la fine del precedente capoverso per riafferrare la storia. Cosa stavo leggendo? E chi è questo personaggio venuto fuori dal nulla? Ah, no, è il protagonista…

In realtà il “problema” è ben più esteso: mi risulta sempre più difficile focalizzarmi su una sola cosa. Tendo a cogliere e ad inseguire tutte le curiosità e le idee che mi balenano in testa mentre sono impegnato, teoricamente, in una ed una sola altra attività. “Deficit di attenzione”, pare che si chiami: dunque se qualcuno mi chiama “deficiente” non posso neanche più prendermela!

Per fare un esempio concreto: la ricerca dell’immagine del gattino ha richiesto circa 30 minuti: perché? Non sapevo cosa cercare? No, avevo esattamente intenzione di trovare un’immagine che rappresentasse il “meh”. Magari la ricerca è stata difficile? Assolutamente no, questa immagine era tra le primissime risultanti. E allora? E allora… dopo aver selezionato un paio di immagini tra cui scegliere, mi sono “perso” nei rispettivi siti di provenienza, sfogliandoli per un pezzo prima di mollarli con un appropriato… “meh”.

È una tendenza che naturalmente ho, per la curiosità quasi patologica che mi contraddistingue, che è esplosa con l’attività di “cazzeggio 2.0” su Internet, o più in generale di cazzeggio al computer. Non si può, davvero non si può, pretendere di:

  1. dare un’occhiata (la ventesima della serata o giù di lì) a posta / Twitter / Feedly / quel-sito-che-tutto-sommato-chissenefrega / posta (un’altra casella) / Twitter / Feedly / Feedly (doppietta!) / …
  2. scrivere due cazzate in questo post che sta “incubando” da un mesetto, un paio di parole per volta, segni di interpunzione inclusi
  3. cercare di far funzionare uno script (cercando ovviamente lumi in forum, manuali, etc.) che avevo aperto un’oretta prima di “decidere” che volevo finire questo post
  4. guardare/ascoltare un film in una finestrella nell’angolo dello schermo
  5. scegliere un po’ di musica per rinfrescare la playlist del lettore MP3, perché “adesso o mai più” dopo un mesetto che ascolto gli stessi cinque-sei album

contemporaneamente.

Per quanto siano buone le mie capacità di “multitasking”, non posso e non devo arrivare a questo livello di dispersione che, inevitabilmente, ha come unico risultato… nessun risultato. Nessuno mi ha scritto, nessuno ha twittato, non ci sono nuove notizie, lo script non funziona in modi sempre nuovi e fantasiosi, il film è quasi finito ed a stento ho capito di che si tratta.

La colpa è mia, non di Internet o dei film o di chissà cos’altro, tanto per evitare gli anatemi qualunquisti tipo “il Web ci rende stupidi” o “Internet è il male”. Devo imparare a gestire l’istinto compulsivo di saltare da un’attività ad un’altra anche perché, se di cazzeggio in Rete parliamo, la Rete stessa ha una caratteristica a tutto vantaggio del mio “buon proposito”: la Rete conserva e, dunque, aspetta.

C’è un nuovo articolo nei feed? Non sparirà se non lo leggo adesso. Nuove mail, tweet, qualunque altra cosa? Nessun problema: sono tutti miei e, come tali, a mia disposizione se o quando voglio. Non deve verificarsi l’opposto.

Bene, ho scritto questa parte di post (quasi) senza distrazioni: è un ottimo inizio.


“Gravity”, senza aver visto “Gravity”

Non scriverò di un film che non ho (ancora) visto, state tranquilli. Sono solo rimasto sorpreso dallo zelo con cui alcuni astrofisici hanno voluto sottolineare le incongruenze e le violazioni alle leggi della Fisica di questo film. Mi riferisco in particolare ad un articolo di Giovanni Bignami – presidente dell’Inaf, Istituto Nazionale di Astrofisica – al quale sono arrivato leggendo un altro articolo di Amedeo Balbi. Il film ha avuto peraltro ottime recensioni e commenti entusiastici sin dalla presentazione alla Mostra del Cinema di Venezia.

Sulle osservazioni riportate non c’è nulla da dire: con la Fisica non si fanno compromessi. Ma “Gravity” è un film, non un documentario o un documentario in forma di film, un’avventura ambientata nello spazio più che un film di “fantascienza” (purtroppo temo di essermi “spoilerato” un bel po’ di film, malgrado tutte le precauzioni). In quanto film deve raccontare una storia, creare un’attesa, suscitare empatia con i protagonisti, come molti fanno notare nei commenti al post. Non si può ridurlo ai suoi pur evidenti errori scientifici, altrimenti il film sarebbe questo:

Dati due astronauti di massa m0 ed m1 che orbitano intorno alla Terra, di massa Mt, a velocità v0

Il resto del film è deterministico: il tempo di risolvere le necessarie equazioni e sapremmo cosa accade e quando accade (a t=t1 , fine primo tempo), per poi estrapolare il finale senza neanche disturbarci a vederlo.

Luca Parmitano

Ma anche Star Trek o Star Wars – tanto per limitarmi ai classici – sono solo film e molto più “di fantascienza”, dunque perché non fare le pulci anche alla “velocità curvatura” o alla “Forza”? (Mi piace questo stile inquisitivo marzulliano: “Si faccia una domanda e si dia una risposta” ;-)).

La risposta che mi sono dato è che oggi lo Spazio è vicino. Riceviamo spesso notizie di nuove scoperte astronomiche, foto dai rover su Marte, notizie della ISS che ci vola sopra la testa, persino twit e foto dallo spazio dall’italiano Luca Parmitano e da tanti altri astronauti. Chi non ha visto il video di Chris Hadfield che canta “Space Oddity” dalla Stazione Spaziale alzi la mano.

Star Trek è il possibile futuro tra qualche secolo, “Gravity” è la rappresentazione di una situazione presente ed abbastanza conosciuta, è dunque comprensibile che uno scienziato si senta maggiormente “in diritto” di criticare (ripeto, con tutte le ragioni) la non verosimiglianza della storia.

Bignami poi conia l’espressione “FFDC“: Facciamo Finta Di Crederci. In pratica il FFDC è la sospensione dell’incredulità, l’accettazione degli eventi raccontati come veri anche se sono palesemente impossibili.

Io direi di più: se vogliamo verificare l’efficacia di un film, qualunque sia, la sua capacità di coinvolgerci e di renderci partecipi della storia raccontata dobbiamo fare di più: dobbiamo Crederci Davvero (CD!). Così tento di fare con i film di fantascienza, genere che mi piace molto e che purtroppo trovo in declino da un po’ di anni.

Le idee migliori, ben sviluppate, sono già in cassa dei vari Alien, 2001, Blade Runner e compagnia bella. I “marchi” come Star Trek ancora sfornano sequel e prequel (“Into Darkness” non è malaccio, malgrado la brutta pratica di ricominciare dall’inizio mi puzzi sempre di operazione commerciale) degni di qualche attenzione, capaci di far suscitare un brivido anche ad uno spettatore della primissima ora come me. Lo dico letteralmente: vedevo la serie originale, con Kirk/Shatner, Spock/Nimoy e McCoy/Kelley sul divano della nonna di ritorno dall’asilo, gustandomi una bella “bottiglina” di latte e biscotti. Sniff! Bei ricordi 🙂

Tornando sull'”orbita iniziale”, il nodo che rimane da sciogliere è: mi piacerà Gravity? Starò anch’io a fargli le pulci, malgrado le buone intenzioni. Non so e non c’è alcuna legge fisica che può dirmelo.


Smartphone (ed altri gadget) e trasporto urbano

Una piccola ricerca socio-tecnologica, senza alcuna affidabilità. Dato che

non ho voluto essere da meno. Buttando un’occhiata in giro durante le solite attese o i tragitti nei carri bestiame (dicansi: carrozze della metro o autobus) ho raccolto qualche dato sull’utilizzo tipico degli smartphone. Fondamentalmente, con poche distinzioni d’età e sesso, gli utilizzi sono tre:

  1. giochi con palline colorate (in tutte le varianti: gioielli, caramelle, frutta e verdura, …) da eliminare
  2. carte (la classica Scopetta tiene botta anche nell’era moderna)
  3. ovviamente Facebook, perché cosa c’è di meglio per cominciare (o finire) la giornata se non una dose di ca**i altrui?

Telefonate e messaggi sono ridotti al minimo (per carità, mica si può usare un telefono come se fosse… un telefono!), come anche le applicazioni di informazioni e notizie. Qualcuno, forse nostalgico del buon vecchio “City” gratuito (defunto insieme, presumo, ad altri “free press”), legge qualche notizia di primo mattino. Qualcuno sfodera persino un tablet per darsi alla lettura fashion (nel senso che fa figo leggere dal tablet, altro che quei pezzenti con i libri di carta e gli e-reader!). Qualcuno, infine, ascolta musica trovandosi presumibilmente con il telefono già mezzo scarico prima di pranzo.

Io che continuo a rifiutarmi ostinatamente di smartphonarmi ed e-readerizzarmi continuo a portarmi appresso telefono, lettore mp3 e libro di carta, l’albero morto di cui scrivevo prima.

È rassicurante il libro di carta: non devi preoccuparti di ricaricarlo, perché altrimenti all’improvviso ti si spegne il libro. Le lettere, le parole, sono sempre lì in attesa quando chiudi le pagine, fisicamente presenti ed immediatamente disponibili, non un mucchietto di elettroni da convertire.

I libri in formato elettronico sono comunque praticissimi e saranno sicuramente la prima tentazione a cui cederò. Per ora tuttavia associo il “file” solo a manuali, prontuari ed altre pubblicazioni per lo più tecniche che spesso mi trovo a consultare. Il libro che leggo per il piacere di leggere, per vivere una storia, deve essere diverso in tutto, a partire proprio dalla forma. Carta che fruscia e odora, niente bottoncini o schermi da sfiorare per girare pagina.


E quest’è. Mi sa che dovrò inventarmi una categoria apposita per i “post un po’ così”: ogni tanto fa bene scriverne uno, per “canalizzare i flussi di pensiero” (‘azz, questa l’ho detta grossa!).

D’altronde è anche vero che “non bisogna mai incrociare i flussi”, perché “incrociare i flussi è male”.

Anni ’80 a go-go!!! Alla prossima :mrgreen:

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Informazioni su Man from Mars

https://extendedreality.wordpress.com/

  1. Ralph Magpie

    Evvai con i commenti:

    1. Troppa carne a cuocere, secondo me potevano essere tranquillamente 3 post separati
    2. Riguardo il primo argomento mi sento di dirti: “benvenuto nel club degli -anta” queste sono solo le prime avvisaglie. Ma consolati, non potrà che peggiorare e quando avrai superato un’altra decade comincerai a dimenticare sempre di più. Attenzione: il punto di non ritorno é quando racconti molte volte la stessa cosa, significa che la tua RAM é difettosa, ma proprio per questo non potrai mai saperlo 🙂
    ( internet é solo un catalizzatore per accelerare certi processi degenerativi …)
    3. Hai ricordato con nostalgia star trek, lo vedi che hai superato la prima linea di non ritorno, questi sono chiari sintomi…
    4. Ogni guerra di religione é inutile e non permette di cogliere il buono che c’é in ogni cosa: i nuovi gadget sono solo un mezzo, non il nemico assoluto, a piccole dosi possono anche migliorare la nostra esistenza. Ad esempio Spotlify e Rdio,: ma prima era possibile ascoltare aggratis e legalmente tutta la musica che ti incuriosiva?

    Vanno bene gli anni 80 anche io sono un fan che spesso li ha mitizzati, ma solo perché rappresentano la mia gioventù, non credo che si vivesse meglio, sicuramente in maniera più “slow”

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    • Evvai con le risposte:
      1. Potevano, inizialmente più o meno lo erano, poi si sono coalizzati.
      2. Manca ancora qualche anno ma gli indizi ci sono. Proprio per questo devo darmi una regolata per tempo. Non so se ti ho già detto che manca ancora qualche anno e proprio per questo devo darmi una regolata per tempo.
      3. Kirk a plancia, procedere a velocità Nostalgia 5. Sicurezza, phaser su rincoglionimento e BASTA PERCULARE I ROMULANI SU FACEBOOK!
      4. Sul’argomento siamo d’accordo

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  2. Oh, a me ‘sto post un po’ così è piaciuto 😉
    Gravity è carino, ma nulla di che. Sinceramente mi aspettavo di più. Da 1 a 10 comunque gli do un 7…

    PS: se in un mezzo pubblico vedrai un altro con un albero morto tra le mani, prova a chiamarmi. Probabilmente sono io 😀

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    • Grazie! I “post un po’ così” sono fatti così… Non te lo aspetti ma alla fine riescono discretamente bene.
      Siamo un po’ fuori zona per poterci incontrare coi nostri rispettivi alberi morti, ma se dovessi venire “in gita” dalle tue parti butterò sicuramente un occhio alle sardine… ehm… persone stipate nella metro o nel bus 🙂

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