Noccioline, pinguini e correnti australiane

Sembrerebbe un mix improbabile eppure, per una serie di coincidenze (s)fortuite, si è verificato. Cominciamo subito questa storiella che, vi anticipo, parte in un modo e finisce in tutt’altro modo, dando sempre l’impressione di non sapere bene dove veramente vuole andare a parare. Comunque è una storiella di passioni.

snoopy-typingEra una notte buia e tempestosa“, scriveva Snoopy nell’incipit del suo eterno romanzo, ed io ero intento al consueto cazzeg… attento esame del Web e delle infinite risorse che esso offre. Intanto fuori infuriava il temporale con pioggia a secchiate, tuoni e lampi.

Mmmh… lampi… parliamo di quelle delicate robine da milioni di Volt che vengono giù all’improvviso dalle nuvole? Proprio loro? Sì.

Continuo imperterrito la mia analisi, in attesa che il sonno mi prenda un pochino, quanto basta per farmi desiderare il piumone più dei feed RSS.

All’improvviso ZZAP!– –PUFF!– –BEEP! si verificano nell’ordine ed in rapidissima successione: calo di tensione, spegnimento del computer ed immediato riavvio. Brutto, davvero brutto quando ad uno -ZZAP!- segue subito un -PUFF!- -BEEP!-.

Fossi stato Charlie Brown in una striscia dei Peanuts avrei esclamato “Misericordia!” (“Good grief!”, in originale) ma non sono stato così signorile e misurato. Potrei trascrivere qui quello che mi è passato per la testa solo nel linguaggio del piccolo Woodstock: «||||||», e scusate la volgarità.

“Ok, comincio a capire il gioco” – avrà pensato qualcuno – “la tiri un po’ per le lunghe per poi finire a parlare dei Peanuts!”. Ecco, appunto: no. O almeno non adesso ma sicuramente in un prossimo futuro, dato che i fumetti (leggerli e, quando mi riesce, scarabocchiarne qualcuno) sono una delle mie passioni e le meravigliose strisce di Charlie, Linus, Sally, Snoopy e tutti gli altri sono una gioia da leggere e rileggere all’infinito. Proseguiamo.

tux_questionDicevo dell’effetto nefasto del -PUFF!- -BEEP!-: il fido hard disk con sopra l’altrettanto fido pinguino non da più segni di vita. Ciao ciao Kubuntu 10.04 Lucid Lynx, ti avrei comunque aggiornato a breve ma non volevo che finisse così tra noi. Ti ero affezionato, mi hai servito puntualmente ed infaticabilmente, senza mai un sussulto, senza mai un attimo di indecisione del tipo “Che faccio, ‘sto file lo sposto o lo rinomino? Non sarà mica il caso di non avviarmi per qualche tempo, così almeno faccio togliere un po’ di polvere dalla partizione di Windows? Ormai siamo a DefCon 2 per il rischio acaro su /dev/sdb1″. Se non avete capito quasi niente dell’ultima frase allora siete ancora persone normali, con un Nerd Score piuttosto basso. Sennò ciccia, “ci siete dentro di brutto”.

Bene, quindi questo post è chiaramente su Linux. Infatti, no. Già ne scrivo abbastanza: una pausa ogni tanto dovrò pur concedermela. Di sicuro non mancherà occasione per riportare qualche altro pasticcio informatico su queste pagine. Quindi per ora “sleep $RANDOM” (come sopra, la faccenda del Nerd Score).

Tornando al punto (che ancora non s’è capito, comunque): hard disk presumibilmente morto con tutto il suo contenuto. Tre pensieri si sono affollati nella mia testa (c’è già un bel po’ di ciarpame lì dentro):

  1. “Mapporcadiquellapupazzatemporalesca, riuscirò a recuperare qualcosa dal disco?” – Perché l’importante è rimanere focalizzati sull’obiettivo primario
  2. “Ehi, potrei avere tra le mani un hard disk rotto che posso aprire e guardarci dentro! Stai a vedere che ci scrivo pure un bel post!” – Perché sono uno smanettone senza speranza
  3. “AC/DC! Yeah! Let’s rock!” – Perché finalmente siamo arrivati al punto!

Fatevi un favore: guardate questo video a pieno schermo e soprattutto col volume a palla. Ci vediamo dopo.

Ovviamente “Thunderstruck“. Nonostante fossi stato giustappunto colpito da un tuono (vabbè, cari precisini, è il fulmine ma fa lo stesso, non mi scassate il ka…rma con questi dettagli) con probabili effetti catastrofici, la mia parte più irriducibilmente ottimista ha pensato ai grandissimi AC/DC! Musica! Un’altra grande passione che finora ha trovato poco spazio su queste pagine (per ora solo qui e qui e in un certo senso anche qui): è il momento di riparare.

Giusto per chiudere il capitolo hard disk: alla fine il disco era, per pura intercessione delle natiche, intatto ed ospita ora gioiosamente la tanto attesa quanto posticipata rinfrescata del sistema operativo. Il (piccolo) problema era altrove, ma niente di grave. Non dico altro, ora sotto a raccontare di questi australiani molto heavy e molto metal!

Già, gli AC/DC (sito ufficiale) sono australiani, seppure di genitori inglesi. La wiki-pagina a loro dedicata è piuttosto esaustiva (e mi trova in gran parte d’accordo sulla valutazione dei loro album): io non sono qui a fare il biografo della band ma piuttosto a raccontare come questo pezzo di metallo mi si sia conficcato nel cuore (tenete da parte questa frase per dopo).

La mia storia comincia su uno skateboard. Nei miei 13-14 anni mi dilettavo a zompettare con questo pezzo di legno sotto i piedi che era anche “di moda” in un certo senso. Persino in TV si vedeva qualche programma per i ggiovani a base di pazzeschi video di skater ammeregani, intenti a trovare nuovi ed acrobatici modi per sfracellarsi qualche ossicino, riuscendoci in diverse occasioni. Normalmente concentrato sugli ollie ed i grind di questi scalmanati, all’ennesimo video la mia attenzione si sposta sulla colonna sonora.

Ovviamente io adesso la faccio facile, due click su Google e Youtube ed ecco la canzone con tanto di video. All’epoca altro che “due click”: le ricerche al massimo si facevano sull’enciclopedia di casa ed Internet praticamente non era ancora nato. Finisco di vedere il video senza ottenere nessuna informazione su questo gran pezzo rock, ormai rimasto ben impresso nella mia memoria di adolescente con discrete inclinazioni rockettare.

Dovranno passare un buon paio d’anni perché il classico amico, con il classico zio musicofilo, mi regali la classica cassetta registrata dicendo: “Ehi! Senti un po’ questo gruppo che ho appena scoperto. Sono fortissimi”. Dopo un paio di brani che già mi avevano intrigato parecchio BUM! arriva “Back in Black”, quella del video di skate, la canzone misteriosa che inseguivo da tanto tempo.

E fu amore incondizionato per gli AC/DC. Al diavolo i Guns ‘n’ Roses, Bon Jovi e tutti gli altri pseudo-metallari troppo “soft”, altro che “hard rock”: solo loro, i fratelli Young dall’Australia e compagnia, suonavano quello che io volevo sentire.

Dopo qualche tempo passato a consumare la suddetta cassetta, arriva la svolta: viaggio estivo in college nei pressi di Londra, gite a Londra incluse. Due cose ricordo benissimo: Carnaby Street con le decine di negozi di magliette e paccottiglia varia a tema musicale ed un gigantesco HMV, con ingresso direttamente dalla metropolitana, pieno di qualunque tipo di musica potessi desiderare. Ma l’obiettivo era solo uno, chiaramente. Detto fatto, a rischio di saltare qualche pasto, mi privo di una congrua quantità di pound (£) per l’acquisto su musicassetta di tutti gli album disponibili (ben 9!) per poi passare buona parte del residuo tempo libero del mio “soggiorno studio” ad ascoltarli in sequenza ed a ripetizione.

Oggi quelle 9 cassettine, a cui se ne sono aggiunte alcune altre, sono ancora gelosamente conservate in una scatola-cimelio con quello che rimane della mia collezione di nastri dell’epoca. Ho ritenuto necessario privarmi di una congrua quantità di euro (€) per riacquistare su CD quegli stessi album in tempi più recenti: cambiano i supporti, cambia la valuta, ma non cambia la passione per un gruppo che ha segnato la storia della musica, insieme a pochi altri, importantissimi nomi. Ah, non voglio dimenticare, tra gli acquisti sconsiderati dell’epoca, una breve biografia con tante foto (l’antenata di Wikipedia), una bandana con vari disegni ispirati ai tour (mai usata, gelosamente custodita) e la classica t-shirt nera con il logo dell’allora ultimo disco “The Razor’s Edge”.

C’è un po’ di tutto nel mix micidiale che mi tiene attaccato agli AC/DC: riff brevi e potenti, uno stile “sporco ma non troppo”, qualche eco blues ed il talento per trovare la giusta quantità di distorsione delle chitarre. Risentendo proprio Thunderstruck (versione album) ho notato come il fraseggio iniziale, pizzicato spesso direttamente sul manico, sia ripetuto praticamente per tutta la durata della canzone in modo quasi ipnotico (qui un simpatico player che esegue le tablature per chitarra, basso e batteria – richiede Flash), facendo ogni tanto capolino tra la voce e le ritmiche di basso e batteria. È sempre lì, insistente, penetrante, quella cascata di piccole note proprio come la pioggia durante un temporale.

Per non parlare del Personaggio Angus Young, che si divide il ruolo di frontman con Brian “Coppolella” Johnson. Uno scolaretto indiavolato (a volte ha anche la cartella!), armato di chitarra, che salta e fa headbanging senza sosta: insomma, i video li avete visti! Non si può rimanere indifferenti di fronte ad un’energia così esuberante. Gli AC/DC sono elettricità pura, a partire dal nome (AC/DC: Alternate Current / Direct Current – corrente alternata / corrente continua per chi se ne stesse ancora chiedendo il significato).

C’è poi un aspetto della storia della band che mi ha colpito molto positivamente, assicurando ai fratelli Young la mia stima oltre che la mia ammirazione di fan. La cronologia delle formazioni dal 1973 (siamo nel 2013: saranno giusto QUARANTA anni di onorata carriera il 31 dicembre) mostra arrivi e partenze di componenti.

Cronologia delle formazioni

Solo Angus e Malcolm sono (giustamente) i punti fissi di questo progetto musicale. La loro idea è tanto forte da resistere perfino alla morte di Bon Scott, il primo “vero” cantante della band con il quale comincia il successo anche fuori dall’Australia. Sicuramente aiutati anche da un buon management, gli AC/DC tengono duro ed hanno la fortuna di trovare in Brian Johnson un ottimo successore di Scott. Quindi a dispetto di vari e più o meno gravi cambi di formazione, gli AC/DC sopravvivono e rimangono fedeli a se stessi. Non tutte le band ci riescono, alcune si disintegrano per molto meno.

Certo Johnson è nettamente più orientato al metal, con la sua voce a tratti persino stridula, a differenza di Scott che aveva uno stile ed una voce più glam, pur riuscendo a dare la giusta anima hard rock alle musiche degli Young: non si può dire cosa sarebbe successo senza la sua tragica scomparsa e non è neanche giusto chiederselo. La storia è questa ed ognuno dei tanti componenti o ex-componenti ha dato il proprio contributo ed a fare degli AC/DC quello che sono oggi. L’importante è che Angus continui sempre a fare il suo caratteristico “duck walk”!

Gli AC/DC hanno ancora oggi uno spazio non da poco nella scena musicale tanto da prestare i loro successi (vecchi e nuovi) alla colonna sonora di Iron Man 2 (a proposito del “pezzo di metallo […] conficcato nel cuore” di cui ho scritto qualche riga sopra, a nessuno è venuto in mente Tony Stark alias Iron Man? No? Vergogna! :-D). Molti pezzi, scritti magari vent’anni fa, sembrano fatti apposta, a partire dal titolo! Neanche “War Machine” vi dice niente? L’amico di Tony, armatura nera, armi in ogni dove? Piombo anche a questo palo?

E che dire di “Shoot to thrill” (“Sparare per divertirsi”): il buon Tony non si diverte un mondo a fare lo spaccone combattendo con la sua luccicante armatura?

Beh, a dirla tutta, il testo ed il titolo solo in realtà velatamente allusivi di altro. E lo sono molte altre canzoni, che contengono doppi sensi o versi anche più espliciti (“You shook me all night long” – video), come accade per ogni band che giochi con i “classici” temi di sex, drugs and rock’n’roll.

Per finire, qualche altro consiglio d’ascolto dal repertorio degli AC/DC, appositamente incompleto per incoraggiarvi a scoprirli di più:

  • Ride on (1976) – Un blues che forse non ti aspetti da una band così. È la malinconica riflessione sulla propria vita di un ispirato Bon Scott;
  • The Jack (1975) – Ancora blues, questa volta però più contaminato di suoni rock;
  • Highway to hell / Hells Bells (1979 / 1980) – Due dei “greatest hits” inevitabili, che rappresentano il passaggio di testimone tra Scott e Johnson. Il primo brano è dall’album omonimo del 1979, il secondo dall’osannato “Back in black” (il 2° album più venduto al mondo!), opera prima dell’era Johnson e consacrazione degli AC/DC sulla scena internazionale.

C’è una frase di un’intervista ad Angus Young che mi è capitato di leggere mentre raccoglievo informazioni:

“Dicono che abbiamo 13 album che suonano tutti uguali. Si sbagliano: abbiamo 14 album che suonano tutti uguali”

Magari sarà così, ma suonano tutti bene! Buon ascolto e “Let there be rock!”.

Informazioni su Man from Mars

https://extendedreality.wordpress.com/

  1. Ralph Magpie

    Le noccioline le ho sempre seguite, al posto dei pinguini sto inseguendo le mele, e in quanto alla musica un sottofondo più tranquillo di Radio Swiss Jazz … solo ora ho riavviato il computer tra infiniti reboot tra mele alla finestra … (messaggio criptico per i più😉

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    • Certo AC/DC a palla tutto il giorno sarebbe troppo anche per un fan, però un paio d’album di fila ci possono stare. Chissà se c’è qualche cover in chiave jazz che ci mette d’accordo…
      Per curiosità: le mele che insegui devono essere moolto OGM se riescono addirittura a camminare! Quelle che piacciono a me non si muovono, al massimo cadono a terra in omaggio a Newton…
      Almeno sulle noccioline siamo d’accordo al 100%!

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