Multiboot in salsa Canonical su Asus 1215P

Sessione live

Il “vecchio zio” Ubuntu Maverick Meerkat originariamente installato sul piccino di casa era destinato presto o tardi ad essere sostituito da qualcosa di diverso ma comunque appartenente alla famiglia *ubuntu. Solo la buona configurazione del sistema operativo e l’attesa della release LTS 12.04 mi hanno fatto resistere fino a questo momento.

I motivi, giusto per riassumere, erano essenzialmente due: Maverick (10.10) sarebbe stato supportato per poco tempo ancora dal momento dell’acquisto del netbook (settembre 2011 mentre il supporto è terminato ad aprile 2012) e Gnome 2 è comunque un progetto abbandonato (lasciamo perdere Mate). Per cancellare l’orma del piedone il candidato ideale sembrava il topino di xfce che equipaggia Xubuntu. Un giro “live” con Precise Pangolin (12.04) l’avevo già fatto e l’idea aveva cominciato a prendere un po’ più di forma.

Certo però che anche un bel Kubuntu fresco di rilascio mi farebbe gola…

A parte il discorso di compatibilità e prestazioni, il problema fondamentale era capire quale dei sostituti sarebbe piaciuto al legittimo proprietario (che non sono io!).

Quale migliore occasione per organizzare un affollato (triplo, per la precisione) multi-boot? Soluzione semplicissima e naturale per il piccolo nerd che è in me, assolutamente complicatissima per il comune utente accendi-usa-spegni.

L’impresa è resa meno complicata dal fatto che il bootloader sarà unico, ovvero GRUB che è comune alla maggioranza delle distro GNU/Linux. Dunque niente fixmbr o altre alchimie nel momento in cui il rasoio di Occam del single boot calerà nuovamente sui 246 GB del disco.

Si comincia…

Fase 0: Salvare il salvabile

Prima di pasticciare con il disco è opportuno mettere al sicuro i dati importanti già presenti. Questa è la regola d’oro per contrastare gli agguati della Legge di Murphy. Dunque armiamoci di chiavette, dischi esterni o storage sulla nuvoletta secondo i nostri gusti e mettiamo via tutto ciò che non vogliamo rischiare di perdere.

Prendiamoci tutto il tempo per spulciare la home alla ricerca di file sparsi e dimenticati: è anche una buona occasione per fare finalmente pulizia di un po’ di roba inutile accumulata nel tempo. Roba del tipo “Mò lo metto qua e poi vedo” e poi non lo vedi mai più.

Al termine del salvataggio, possiamo smontare il disco (nell’accezione linuxiana del termine, fermi con quel cacciavite!) per cominciare a distrugg… ehm… a ripartizionarlo.

Fase 1: Il punto della situazione.

Approfittando della maintenance release delle “Long Term Support” di *ubuntu, preparo una USB (con unetbootin, creatore di dischi d’avvio o quello che vi pare) con dentro il nuovo Xubuntu 12.04.1, con cui avvio il pc. Tutte le operazioni di modifica delle partizioni devono essere eseguite dalla sessione live, tenendo smontato il disco su cui operare. Lancio quindi GParted dal menu dei programmi e mi posiziono su /dev/sda (246 GB Filesystem). Spazio ce n’è a iosa e le partizioni sono solo tre: posso quindi crearne una quarta (ed ultima) dove giocherellare.

In ordine di apparizione, /dev/sda1 è la partizione di ripristino (contiene l’immagine OEM di Maverick): questa partizione sarà eliminata al momento della scelta definitiva del sistema da installare. La partizione di swap /dev/sda2 sarà usata anche dalle altre installazioni. La /dev/sda3 è invece l’attuale “casa” di Maverick, che rimarrà intatto in modo da continuare ad avere il sistema già in uso, e da qui ricaverò lo spazio per le partizioni di prova.

Partizioni: situazione iniziale

Fase 2: Fare spazio.

Seleziono quindi la /dev/sda3 per ridimensionarla. Per ora una “fettina” di disco di circa 20 – 25 GB sarà più che sufficiente ad ospitare, dividendo equamente lo spazio, Kubuntu e Xubuntu. Con la partizione selezionata, il tasto “resize” fa apparire la finestra di dialogo dove impostare l’entità della riduzione. Si può trascinare la maniglia a destra del rettangolo oppure inserire manualmente la quantità di spazio libero da creare a fine partizione, quindi 25000 MiB.

Ridimensionamento partizione

Fase 3: “Divide et installa” – Definizione delle partizioni.

Nel “buco” che ne risulta creiamo quindi una partizione estesa che lo occupi totalmente. Clic destro sullo spazio grigio (se non volete usare i menu) e poi “New…”, scegliendo la “extended partition” (che ben si addice a questo blog😉 ). C’è bisogno di una estesa in quanto devo creare 2 aree separate per le installazioni, cosa che mi porterebbe oltre il limite massimo di 4 partizioni (partizionamento MS-DOS). L’estesa è invece solo un “contenitore” di partizioni, che deve essere quindi riempito o ulteriormente suddiviso in partizioni logiche. “Perfettamente logico” direbbe il dottor Spock.

Creazione della partizione estesa

Infatti il passo immediatamente successivo è quello di selezionare la partizione estesa e creare al suo interno 2 partizioni logiche (uguali, ma solo perché è questa la grandezza che mi serve). Solito clic destro e si va, con ext4 come filesystem.

Creazione delle partizioni logiche

La lista di operazioni è ora pronta per essere eseguita. Finora infatti GParted ha solo “preso nota” delle nostre intenzioni nel riquadro di fondo, in attesa che noi dessimo la conferma definitiva delle operazioni (4 operations pending).

Lista completa delle modifiche

Poltrona comoda, un caffè ed un giornale ci serviranno subito dopo aver cliccato su “Apply” (il segno di spunta verde nella barra degli strumenti). La riduzione della sda3 è comunque l’operazione più lunga (6 – 7 minuti, dipende dalla velocità del disco), mentre le altre prendono pochi secondi ciascuna.

Esecuzione delle modifiche

Gparted comunque non fa nient’altro che richiamare le utilità a riga di comando che permettono di operare (partizionare / formattare) i filesystem: l’output dei dettagli (da cui ho tratto solo i comandi fondamentali) mostra cosa succede “dietro le quinte” della comoda interfaccia grafica, mentre il disco comincia a frullare.

Dettagli delle operazioni

GParted 0.11.0 --enable-libparted-dmraid
Libparted 2.3
check file system on /dev/sda3 for errors and (if possible) fix them  00:05:36    ( SUCCESS ) 
e2fsck -f -y -v /dev/sda3 
[...]
shrink file system  00:06:15    ( SUCCESS ) 
resize2fs /dev/sda3 214257663K 
[...]
Create Extended Partition #1 (extended, 24.41 GiB) on /dev/sda  00:00:02    ( SUCCESS ) 
create empty partition  00:00:02    ( SUCCESS ) 
========================================
Create Logical Partition #2 (ext4, 12.21 GiB) on /dev/sda  00:00:09    ( SUCCESS ) 
create empty partition  00:00:03    ( SUCCESS ) 
mkfs.ext4 -j -O extent -L "" /dev/sda5 
[...]
========================================

La situazione che ci si presenta quando è tutto finito (per il meglio, si spera! :-O) è la seguente:

Modifiche eseguite

Sono comparsi sul desktop i collegamenti alle due nuove partizioni create, mentre l’originario filesystem da 246 GB è ora indicato con la nuova dimensione.

Fase 4: “Divide et installa” – Installazione dei sistemi operativi

Tutto fatto, le casette per i nuovi pangolini sono pronte. Non resta altro da fare che mettere a loro agio questi animaletti. In corso d’opera ho deciso però di partire dall’installazione di Kubuntu anziché di Xubuntu (che seguirà a ruota), per dar modo al proprietario di sperimentare qualcosa di decisamente diverso da Gnome. Viceversa, avrei subito cliccato su “Installa Xubuntu” che mi aspettava fiducioso sul desktop.

Un’altra chiavetta predisposta con Kubuntu 12.04.1 fresco fresco di download fa il proprio dovere, rilevando anch’esso la scheda wifi e buona parte dei tasti speciali / Fn come già aveva fatto Xubuntu. Acceso il wifi, posso agganciarmi alla mia rete domestica, riconoscibile anche perché è l’unica protetta tra quelle rilevate. Ma dico io, al giorno d’oggi, ancora le reti wireless senza uno straccio di protezione! Il vicinato mi ha deluso!😀

Kubuntu Precise – sessione live

Dissertazioni di sicurezza a parte, è tempo di avviare l’installazione, durante la quale bisogna fare solamente attenzione a scegliere il partizionamento manuale. In questo modo si potranno indicare quali partizioni usare, tra quelle già predisposte, per la / e per la swap. Sarà inoltre possibile scegliere dove installare il boot loader GRUB: questa opzione è visibile solo quando l’installer rileva la presenza di altri sistemi operativi.

Ho scelto di non avere la /home separata (cosa che invece è consigliabile) dato che queste installazioni dovranno resistere giusto il tempo di scegliere il successore di Maverick. A quel punto potrò ripulire completamente il disco, eliminando anche la partizione di ripristino, per insediare solo “il prescelto”.

Partizionamento manuale

Per inciso, le operazioni necessarie per creare la struttura di partizioni eseguite dalla live di Xubuntu potevano essere fatte in maniera del tutto analoga anche da qui; avendo cambiato idea in corsa su cosa installare prima ho invece “spezzato” il processo tra le due sessioni live.

Con le partizioni precedentemente preparate, userò la/dev/sda5 per Kubuntu selezionandola dalla lista e cliccando su “Modifica…”. La partizione è già formattata quindi posso evitare di spuntare la casella corrispondente e scegliere solo il mount point adatto (/).

Selezione della partizione e punto di montaggio

Quindi seleziono la /dev/sda2 indicandola come area di swap (nel menu a discesa “Use as:”) anche per Kubuntu. Fatto questo, posso far partire l’installazione vera e propria, alla fine della quale il menu di avvio mi consentirà di scegliere tra Kubuntu e Xubuntu Precise, Ubuntu Maverick e l’immancabile Memtest.

Sto ora mettendo un po’ a punto i sistemi appena aggiunti, quanto basta a consentirne la valutazione ed a prendere confidenza con i differenti DE. Senza scendere nei dettagli (verrà il momento…), ho rimosso alcuni software e ne ho sostituiti degli altri con quelli preferiti, ho regolato (specie per KDE) alcuni aspetti del desktop (vista delle cartelle, attività, doppio clic, …). Chiudono la lista gli aggiornamenti e l’impostazione della lingua. Qualche ritocchino “di fino” si potrebbe fare ma non è il caso di perderci tempo adesso, dato che tutto l’essenziale funziona.

Conclusione: Impressioni d’uso (e di settembre)

Riporto alcune veloci e incompletissime impressioni dopo qualche ora di utilizzo di ciascuno dei nuovi sistemi.

KDE è fluido quanto basta anche con alcuni effetti attivati. L’apertura delle cartelle e dei programmi è rapida. Finora non ho riscontrato comportamenti anomali (crash, rallentamenti improvvisi). Una nota particolarmente positiva merita l’interfaccia di configurazione del touchpad, davvero completa e funzionante! Finalmente il multi-touch è una realtà anche per questo netbook. Qualche dubbio sulla gestione energetica: il monitor si scurisce e poi parte lo screensaver con VLC in esecuzione  a schermo intero. Potrebbe essere un problema imputabile anche a VLC, piuttosto che alla gestione energetica.

XFCE ovviamente è di natura più leggero, ma anche un po’ più essenziale. Anche in questo caso apertura di cartelle e programmi non si fa attendere. Per quanto io sia un utente (abbastanza) convinto di KDE, devo comunque ammettere che un pensiero a questo DE ce lo farei. Oltretutto lo sviluppo di XFCE sta proseguendo, ora che è morto Gnome 2.x, distaccandosi dall’immagine di “Gnome alleggerito”. Comunque non ho ancora avuto modo di testare approfonditamente XFCE, quindi mi riservo di commentare ulteriormente in futuro.

Firefox, VLC e Libreoffice sono il pacchetto base di applicazioni utilizzate quindi non ci sono problemi di sorta in entrambi i casi. La partita, probabilmente, si giocherà sul piano dell’estetica, della praticità d’uso di alcuni strumenti base, tipo il file manager (forza Dolphin!) e dell’autonomia, se ci saranno differenze sensibili tra i due ambienti.

Scegliere una LTS è un investimento per il futuro in termini di stabilità: ancora oggi sto usando sul fisso la precedente LTS Lucid Lynx (10.04) che non si schioda neanche a cannonate. Inoltre il supporto alla attuale release sarà 5 anni, contro i 3 delle precedenti: quindi sì, il tempo sta per scadere anche per la mia Lince fissa! Quando sarà il momento per l’Asus di decidere il proprio “inquilino” e per il fisso di darsi una rinfrescata vi saprò dire.

Per il momento, au revoir!

Informazioni su Man from Mars

https://extendedreality.wordpress.com/

  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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  2. Pingback: Linux incontra Star Trek: teletrasportare una installazione « Extended Reality

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