Philip K. Dick – Ubik

«Innocuo se usato secondo le istruzioni»

Philip K. Dick – Ubik (Fanucci)

Che cos’è Ubik? Un prodotto per la pulizia della casa? O forse per l’igiene personale? No, forse è una bevanda. O magari tutte queste cose, e dunque nessuna di esse, almeno non nella nostra realtà. L’importante è che sia usato sempre “secondo le istruzioni”.

Philip Dick riesce con “Ubik” a costruire una storia in cui storie, personaggi ed immagini si incrociano apparendo o scomparendo progressivamente. C’è la storia del protagonista Glen Runciter, titolare dell’agenzia di Runciter Associates, che si occupa di monitorare le attività di “spionaggio telepatico” tramite i propri dipendenti, dotati delle capacità psi opportune. C’è la storia di Ray Hollis, antagonista di Runciter in quanto “fornitore” dei suddetti servizi di spionaggio. C’è infine la storia appena accennata di un misterioso S. Dole Melipone, il più potente degli psi alle dipendenze di Runciter, sparito misteriosamente e sospettato di essere passato dalla parte di Hollis.

Da questo accenno al ruolo nella vicenda narrata di Hollis e Melipone (personaggio che in realtà non vedremo mai) prende il via una storia costruita su diversi piani dell’esistenza: la realtà fisica dei vivi ed il mondo quasi onirico costruito dalla mente dei “semi-vivi”.

I semi-vivi vivono una condizione di attesa, di progressivo decadimento versa la morte “completa”, in cui la loro capacità di comunicare e la chiarezza dei loro pensieri sono destinate ad affievolirsi fino a sparire. Prima della definitiva scomparsa di ogni traccia di vita, essi possono ancora comunicare con i vivi attraverso apparecchiature che catturano i residui di attività cerebrale. Questo espediente permette a P. Dick di far procedere la storia nella frequente alternanza tra il mondo reale e quello sognato, tra vita e semi-vita, fino al punto da far collidere e mescolare i due mondi.

Da qui la narrazione prosegue lasciandoci il dubbio di cosa sia reale e cosa non lo sia più, o cosa non lo sia mai stato. Comincia a prendere forma quindi la natura ed la funzione di Ubik, un potente rimedio contro la dissoluzione della propria realtà. Poco importa che la realtà da tenere integra sia il frutto della mente di un semi-vivo: a ciascuna realtà la sua lotta, la sua contrapposizione tra un buono ed un cattivo. “Fuori” c’è Runciter contro Hollis, “dentro” c’è Joe Chip contro una mente malvagia.

Sarà anche chiaro perché siano tanto importanti le “istruzioni” d’uso di Ubik e, finalmente, cosa sia e cosa possa fare Ubik, la cui forma apparentemente banale contrasta violentemente con il suo potere e con il suo scopo rispetto alla grandezza degli eventi.

Il finale, come in “La svastica sul sole“, è un ulteriore fonte di incertezza anziché essere la chiusura ben definita ed univoca della storia: chi è morto e chi è semi-vivo? Quale dei piani dell’esistenza raccontati è quello fisico e quale quello sognato?

A mio parere Dick non fa altro che distrarci e lanciarci delle “esche” per tutto il racconto, con lo scopo di farci arrivare al finale con la giusta dose di incertezza su cosa sia davvero successo. Per questo motivo viene nominato, come scrivevo all’inizio, il misterioso S. Dole Melipone che sembrerebbe essere destinato ad un ruolo centrale nella storia e che invece non comparirà. Lo stesso Ray Hollis, da subito presentato come l’antagonista, è delineato in maniera essenziale, quanto basta nell’economia della storia per definirne ruolo e presenza come “cattivo” e per “usarlo” come spunto iniziale per mettere in moto gli eventi. Infine i poteri psionici dei “talenti” della Runciter Associates sono descritti sommariamente, lasciando al lettore il compito di cogliere qualche dettaglio sulla loro natura nel corso degli eventi; anche questi poteri sembrerebbero poter diventare fondamentali nel romanzo.

Come un prestigiatore che stia eseguendo uno dei suoi numeri, Dick manipola con una mano il suo “mazzo di carte” disponendole secondo le sue necessità per il gran finale, mentre ce ne mostra con l’altra lo scatolo vuoto, inducendoci a focalizzare su di esso la nostra attenzione. Questa maestria gli vale pienamente di essere definito un “mago” sì, ma della scrittura.

Romanzi come questo valgono ogni secondo speso nella lettura. Quando l’ultima pagina è finita mi sono reso conto di quanto questa storia mi abbia catturato, mi abbia fatto immergere nel suo mondo e mi abbia fatto desiderare di conoscere la fine. Mi sono immaginato, come raramente è accaduto, proiettato nei luoghi e nei personaggi descritti, ho ambientato le scene di cui leggevo anche in luoghi conosciuti, che al momento mi sembravano ben riflettere quelli della storia.

“Ubik” non è solo un romanzo, è un volo, che anche a distanza di tempo dalla sua lettura mi ritorna in mente vivido e mi fa riprendere in mano le pagine per rileggere qualche frase, alla ricerca di qualche particolare che forse mi era sfuggito, che forse avrebbe potuto chiarirmi cosa accade davvero. Eppure non deve essere così: entrambe le realtà hanno uguali diritti di esistere. La mia scelta, ogni volta che ci ripenserò o rileggerò la storia, sarà se lasciarmi andare al sogno o continuare a rimanere aggrappato alla realtà.

Informazioni su Man from Mars

https://extendedreality.wordpress.com/

  1. Ralph Magpie

    In questo universo parallelo, probabilmente sei un psi perché non è possibile che nel mentre confeziono una cavolata sul “pulcino pio” mi precedi, leggo Ubik e lo hai letto pure tu, ho un post in bozza sull’argomento e mi precedi.
    Premesso che nel MIO universo e nella mia realtà questo post non esiste (!), non avevo intenzione di scrivere una recensione ma delle riflessioni, quindi me la posso ancora cavare.
    Onde evitare duplicazioni di post ti annuncio che i miei prossimi argomenti saranno:
    – l’esegesi del peperone imbottito, con implicazione storiche dal tardo ottocento ai giorni nostri
    – il cavaliere oscuro, dal secolo scorso ai nostri giorni, come un politico si vesta di blu e finisce per mettersi una maschera da pipistrello quando già la indossa normalmente
    Per gli altri argomenti, puoi cercare di sondare il mio cervello, ma attento che già ho assoldato persone della Runciter Associates, o almeno quelli che restano …

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    • Mi hai scoperto: sono uno psi…copatico. In realtà ti ho messo alle calcagna S. Dole Melipone per spiarti psichicamente, ecco perché nel libro non si sa dove sia…
      Comunque questa “sincronia” non è una novità e scommetto che non sarà neanche l’ultima volta che la sperimenteremo! (Tra l’altro ho sbirciato proprio adesso il tuo ultimo post…)
      In questo caso è una sincronia un po’ asincrona, perché questo post sta “marinando” da parecchio (ho letto Ubik verso la fine di giugno): ieri mi sono detto che era ora di finirlo o buttarlo via. L’ho finito, ad un orario indecoroso, per non fargli subire lo stesso destino di altri post su 2-3 libri letti di recente. Concorderai con me che il libro valeva lo sforzo. Sul risultato non mi esprimo.
      Adesso vai, sbrigati a scrivere le tue riflessioni su Ubik altrimenti finisce che mi metto a rivedere il post e ti rubo qualche altra idea!
      Per quanto riguarda gli argomenti in cantiere: il peperone te lo lascio, il cavaliere oscuro pure (ma guarda bene che quel cavaliere lì ha la maschera da mandrillo, non da pipistrello). Mi concentrerò sulle implicazioni psicologiche delle Birkenstock indossate con i calzini e forse, in un prossimo futuro, scriverò le mie spassose considerazioni sui più famosi venditori di caldarroste del Burkina Faso. Il resto si vedrà…

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  2. Rigel

    …Flavie a zia, UBIK si legge al massimo in 3 giorni, non in 3 mesi!
    Quando inizierai la trilogia di Valis che farai…3 anni e mezzo, per finire il primo libro?
    Nono…non andiamo proprio bene…c’è bisogno di più disciplina!😛
    Ora non posso dedicarmi ad un commento serio sul libro, perchè ne ho di cose da dire in merito, attendottimi che ritorno sull’argomento😉

    Tanti bascini,
    sempre vostro IL PRECOG

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    • Ma no! La lettura è andata liscia e rapida. Il problema è stato solo trovare le forze per mettere insieme uno straccio di “recensione”, ovvero una sequenza di frasi non sconnesse che avesse come argomento questo libro. Alla fine è stata la disperazione a farmi chiudere la faccenda.
      Vedremo con i prossimi libri di Dick, dato che ho intenzione di farmene una scorpacciata, Valis in testa per quanto ne sento parlare.
      Comunque ci dichi pure le sue idee, le presteremo volentieri almeno un orecchio.

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  3. Pingback: Ovunque « Nuvole al vento

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