Il numero di Erdős, i blog, Napoli e Tonino “Ai 3 Santi”

Avvertenza: Quella che segue è una trattazione lunga ed ondivaga, nata dall’interazione tra un’idea che mi gira in testa da qualche giorno, alcuni discorsi con sconosciuti alla fermata dell’autobus ed una pizza fritta. È talmente lunga ed ondivaga che potrebbe causare il mal di mare nei soggetti più sensibili; prendete una Travelgum o equivalente oppure cambiate blog. Io ve l’ho detto, adesso ho la coscienza a posto.


•~Parte Prima~•

In cui l’Autore millanta talune conoscenze fisico-matematiche, ne acquisisce fraudolentemente delle altre e comincia sottilmente a dar di matto.

La matematica mi ha sempre affascinato, pur non amando particolarmente il “numero” in quanto tale. Essendo ingegnere (“essendo” e non già “facendo”: ingegneri si nasce, non si diventa – purtroppo!) sono abituato a considerare i numeri principalmente come misura di una proprietà fisica: 4 kg, 7.31 V, 9.81 m/s2. Un numero ed un’unità di misura (quasi sempre intitolata ad uno dei grandi studiosi che hanno fatto la storia della Fisica) descrivono una realtà tangibile, la definiscono ed aiutano a comprenderla.

Esiste però un numero, puro, intero, senza appendici di metri, Tesla, kiloNewton o microFarad, che ha la potenza di suggerire quanto sia facile essere legati gli uni agli altri. Questo numero, che giustamente porta il nome del proprio “inventore”, è il numero di Erdős.

Paul Erdős (qui una breve biografia per cominciare), è stato un matematico brillante e molto prolifico con quasi 1500 articoli all’attivo, frutto di numerosissime collaborazioni. Da questa sua apertura mentale ed attitudine al confronto ed al contatto con le persone deve essere nata l’idea di misurare “la distanza” che intercorre tra sé stesso ed un altro studioso. Il numero di Erdős di una persona che abbia direttamente collaborato con lui è 1, mentre un collaboratore dello studioso con numero di Erdős pari a 1 acquisirà numero di Erdős pari a 2 e così via.

Questo concetto, opportunamente esteso anche ai comuni mortali, è complementare alla più familiare teoria dei “sei gradi di separazione” o più rigorosamente la “teoria del mondo piccolo“, alla quale Erdős stesso contribuì seppure indirettamente con alcuni suoi studi.

Dire dunque che due persone, chiamate con un potente slancio immaginativo A e B, hanno “n” gradi di separazione equivale a dire che il “numero di A” rispetto a B è uguale a n.

Ciò posto, definisco seduta stante il “numero di Ki-Te-Sape” NKTS, che con tutta probabilità non mi frutterà il Nobel o la medaglia Fields (provate a proporlo qui, ma potrebbe non bastare) ma sarà senz’altro un prezioso strumento di cazzeggio per i mesi a venire.

Questo numero può essere applicato sia alle persone fisiche sia, per estensione, ai blog. Ad esempio il NKTS di questo blog rispetto a “Nuvole al vento” è 1 mentre rispetto a “Liquida75” o a “_GRE_” è pari a 2 (conosciuti attraverso il succitato Nuvole al vento). Citiamo per completezza di trattazione anche Sonja A., che si fregia di un NKTS pari a 3: i lettori più addentro alle arti matematiche avranno già intuito la derivazione di tale risultato. E con questo abbiamo citato tutti gli amici della bocciofila allo stato attuale.

Rivolgo quindi un appello a chiunque passi da queste parti, dopo una indefinita serie di salti di link in link, di blogroll in blogroll: ripensate a quanti passi avete fatto, quale via avete percorso e calcolate il vostro NKTS: vi darà l’esatta misura di quanto tempo avete perso. Se invece arrivate qui da Google, che indicizza milionate di pagine, leggete un articolo e andate via senza neanche salutare,  acquisite d’ufficio un NKTS pari a 106 (una milionata, appunto). Dovrete farvi voler molto bene per risalire a livelli normali.

E qui parte una

Divagazione Speculativa Derivata 1

L’idea di questo articolo è nata qualche giorno fa. Mentre cominciavo a raccogliere qualcuno dei link disseminati nel testo, mi sono imbattuto in un commento qui che citava, guarda caso, i “sei gradi di separazione”. Mi sorprende vedere, da qualche tempo, una sorta di fil rouge in ciò di cui mi interesso: saltano fuori quasi magicamente, dalle fonti più impensate, continui spunti di approfondimento o di integrazione. Senza tirare in ballo motivazioni cabalistiche, direi che questo è dovuto ad un’attenzione ed una disposizione mentale favorevole a cogliere connessioni e nuovi spunti. Come diceva lo stesso Erdős presentandosi alla porta dei colleghi: “La mia mente è aperta”. Quale miglior inizio per una collaborazione! [Fine della Divagazione Speculativa Derivata 1]


•~Parte Seconda~•

In cui l’Autore esplora i risvolti sociali delle proprie scoperte e ne esamina le conseguenze, procedendo inesorabilmente verso il baratro del vaniloquio.

Le genti del Sud Italia hanno in realtà teorizzato ed applicato tanto il numero di Erdős quanto la teoria del mondo piccolo da tempo immemore. Parlando di Napoli, che è nella mia esperienza diretta, tale pratica è denominata “ascì a parient'” (trad. lett.: “uscire a parenti”).

Il napoletano medio, in particolare l’archetipica “Signora di Fronte”, è desideroso di minimizzare il proprio NKTS, in ossequio al principio di minimizzazione dell’energia: ogni sistema fisico tende ad assumere una configurazione di equilibrio stabile corrispondente alla minima energia. Come un pendolo si arresterà nel punto più basso della traiettoria di oscillazione, ad esempio, così la SdF percorrerà in lungo ed in largo tutta le nostre ascendenze, discendenze e relazioni commerciali e sociali in cerca di un “punto di aggancio” che minimizzi il proprio NKTS. Ciascuno diventerà dunque “‘o frate ‘e chillo”, “‘o cumpagn’ ‘e chill’ate”, “chill’ ca sta ‘e casa abbasc’ llà” (una efficace forma di geotagging nazionalpopolare integrata nella teoria). Le traduzioni mi sembrano pleonastiche.

Sociologicamente il confine tra questa pratica e il “farsi i ca**i altrui” è labile. Tuttavia un tale atteggiamento aiuta a costruire e compattare una “comunità”, una mini-città nella città i cui confini coincidono di volta in volta con il rione oppure uno dei mille vicoli. Quando pure tali confini esistano.

Acquisire lo status di “parente di …” o “amico di …” attiva nei casi migliori un meccanismo di onore e rispetto indotti, per cui la persona coinvolta (con rigore scientifico diremo che ha NKTS = 2) acquisisce favori proporzionali alla propria prossimità (ovvero inversamente proporzionali al NKTS, per far contenti i “puri” della materia).

Cosa accade quindi a chi si trova nella situazione di avere NKTS = ∞, cioè a chi non ha nessun appiglio con il proprio interlocutore? Ebbene, in questi casi bisogna sapersela giocare bene perché, con pazienza e savoir faire, si può balzare direttamente da ∞ ad 1, in una sorta di “delta di Dirac” inversa.

L’attenzione all’umanità, l’interesse per le relazioni sociali ed il senso di appartenenza ad una realtà comune sono punti di forza delle persone di questa città, etichettata troppo spesso solo dal proprio degrado, dai problemi, dall’inciviltà e dalle situazioni paradossali ed incresciose che qui si verificano. Nel mio rapporto di odio-amore per Napoli, sento di doverlo dire, per darne un’immagine più vera e completa a chi vive in altri luoghi ed in altre condizioni. Spesso qui si vive male, ma almeno non si vive soli.

Siamo ora pronti per la

Divagazione Speculativa Derivata 2

Un paio di settimane fa conosco una persona per caso alla fermata dell’autobus: le classiche quattro chiacchiere per ingannare l’attesa. Un paio di battute riempiono il tempo che ci separa dai rispettivi uffici. Qualche sera dopo parlando con degli amici, tra una scemenza ed un ‘altra, viene fuori il discorso “spostarsi con i mezzi pubblici” ed io accenno alla persona appena conosciuta, mio compagno di sventura: uno dei miei amici conosceva lui ed anche il fratello (di cui ignoravo l”esistenza), per averli aiutati una volta in questioni di studio. È scienza: funziona! [Fine della Divagazione Speculativa Derivata 2]


•~Parte Terza~•

In cui l’Autore parte definitivamente per la tangente.

Dopo aver generato cotanta teoria socio-matematica, il bravo scienziato che è in me aveva bisogno di un esperimento a suo supporto. Faccio dunque ciò che ogni accorto ricercatore avrebbe fatto in questa occasione: vado a prendere le pizze. Sabato sera, fame, presenza accertata in frigo di birra (check temperatura: 10°C / 283°K – ok!), orario strategico per evitare la ressa pre-partita (gioca il Napoli in casa): le condizioni di prova sono ottimali. In pochi minuti sono quindi alla “Pizzeria Oliva – Da Concettina ai 3 Santi” con metaforico camice di laboratorio e strumenti di misura perfettamente calibrati. O almeno così credevo.

L’ingresso nel locale infatti manda subito completamente fuori scala tutti i sensori: un flusso vorticoso di gente, cibo, cartoni per la consegna e fogliettini delle ordinazioni. Subito il mio basso NKTS (2, spiego subito perché) si fa valere: Tonino e Ciro, padre e figlio mi salutano cordialmente e trovano anche il tempo di scambiare due chiacchiere tra il banco di lavoro accanto al forno e la cassa. Tanto, a sentire loro, la serata è anche un po’ fiacca, proprio per via della partita: quando il Napoli è in trasferta c’è più gente, viceversa se il Napoli è in casa, come se tutto il quartiere si trasferisse allo stadio. Mistero, per me, delle dinamiche social-pallonistiche.

Io sono universalmente riconosciuto come “‘o cumpagn’ ‘e Massimo” (da cui il mio livello 2) e come tale meritevole di attenzione speciale. Prendo il numero per la fila ed è 8: Tonino si guarda in torno, valuta la fila e dice: “Vabbuò, 5!”. Sento le capriole di alcuni matematici del passato nelle loro tombe al pensiero che 8 = 5. Quale che sia il mio numero, mi piazzo in un angolo un po’ fuori dal flusso e rimetto addosso il camice da sperimentatore, in parte fisico-matematico, in parte antropologo.

Il primo paradosso fisico che riscontro riguarda la velocità del Nano (così costantemente chiamato): per quante volte lo veda uscire a fare le consegne, non faccio in tempo a girarmi che lo rivedo davanti al banco in attesa. Secondo me o’ Nano i neutrini li supera su una sola ruota e guidando con le pizze in mano. In mezzo al traffico. Al buio (ovviamente, visto che va più veloce dei neutrini che, a loro volta forse vanno più veloce della luce).

Il secondo paradosso fisico riguarda la propagazione del suono nell’aria: la fisica ci insegna che un’onda meccanica in un mezzo si propaga subendo fenomeni di attenuazione e diffrazione. Qui no, merito dell’avanzato strumento a disposizione di tutto il personale: l’urlofono. Grazie all’urlofono, Tonino lancia con precisione millimetrica gli ordini verso un bersaglio e riceve risposte in merito. Non importa quanto lontano sia il destinatario e quanto altro rumore ci sia in sala: l’urlofono non sbaglia mai. Con l’urlofono Salvatore (fratello insieme a Luigi del succitato Tonino) si informa anche del risultato della partita al momento, mettendo momentaneamente la testa fuori dalla porta del locale diretto verso non si sa chi: 0-0, per il momento niente da segnalare. L’urlofono ovviamente non ha problemi di segnale scarso o di portata, in barba a wireless, GSM e Bluetooth vari.

Intanto io (rimessi i panni dell’antropologo) scambio ancora due parole con Ciro, in attesa del mio turno; tanto stasera “nun ce stà nisciuno” (mi dice con la consumata disinvoltura di chi ne ha viste tante) e c’è tutto il tempo per un po’ di conversazione. A me tutto continua a sembrare un’arnia ronzante, solo che qui si fanno le pizze e non il miele: le api dovrebbero riflettere sull’argomento.

Il telefono squilla praticamente sempre ed ecco che arriva la conferma sperimentale alla mia teoria: chiunque chiami non dice mai semplicemente «Sono Tizio de Tizi, vorrei 2 margherite, abito in Via dalle Scatole 50». Le conversazioni sono più del tipo «Song ‘a gnora ‘e Peppe, dint’ ‘o vico cà addereto, me manne 2 margherite?» come se esistesse un solo Peppe al mondo ed un solo vicolo con una sola casa. Sorpresa: Ciro (o Tonino subito dopo di lui) fanno la faccia leggermente disperata (come a dire: “Ma perché? Che ho fatto di male?”) ma capiscono comunque di chi si tratta e dove sia e passano queste informazioni alla stessa maniera al Nano.

«O’ Nà, puortece ddoje margherite ‘a gnora ‘e Peppe, cà addereto. Muovete, jà, fa’ ambress’!»

«Ma addò sta ‘e casa?»

«Cà addereeeto!» – gesto curvo con la mano nell’aria.

Evidentemente repetita juvant ed il Nano parte e torna simultaneamente in pizzeria.

Dunque Tonino e tutto il resto dello staff sono connessi con NKTS bassissimo ad una quantità enorme di persone, e così teoricamente lo sono anch’io. In più tutti hanno una memoria prodigiosa per nomi, parentele, affinità e (pseudo)indirizzi, ordini e correzioni agli ordini in corso, facce e numero di frittatine ancora rimaste in cucina. Ed in mezzo a tutto questo c’è sempre lo spazio per un sorriso ed un ringraziamento ai clienti che vanno e vengono e magari lasciano pure una mancia. La loro pagina “Fesbùcc” testimonia tutto quanto ho raccontato. Parlando con Tonino gli dico:

«Tonì, mi ricordo che avete una pagina su Facebook, mi dici qual è?»

«No, devi chiedere a Ciro, è iss’ ca se vede sti ccose!»

«Vabbuò, me la faccio dire da lui. Tengo nu sito, ti voglio fare un po’ di pubblicità!»

«Ah, grazie!».

E mi ha fatto un sorriso grato, di chi sa che queste cose aiutano, ma anche un po’ stanco: anche in una serata “fiacca” non si sta certo con le mani in mano.

Se vi capita di andarci, o se decidete di farlo capitare, dite che avete letto della pizzeria dal sito di “‘o cumpagn’ ‘e Massimo”, altrimenti detto “Senza formaggio”.

Da ∞ a 3 è un attimo.

E le pizze erano ottime, ça va sans dire!

Informazioni su Man from Mars

https://extendedreality.wordpress.com/

  1. Ralph Magpie

    Esimio collega, sono stupefatto e basito per cotanta concentrazione di materia grigia, che mi farò promotore affinché siano riconosciuti i giusti meriti. Se non sará Nobel, almeno Ig Nobel. Proporrò sul sito http://www.improb.com una petizione a tal uopo.
    Mi consentirà che per rispondere adeguatamente al suo trattato ho bisogno di studiarlo a fondo per le questioni socio-economico- gastronomiche- matematico-fisiche che affronta.
    La cosa che più mi inquieta, è che usciamo con due trattati lo stesso giorno, bisogna considerare (per carità a faccia mia sott è pied vostre) la possibilità che il numero KTS abbia valori nel campo dei numeri reali, e sia minore di 1,
    Salutandola indistintamente, porgo i miei più cordiali e irreferenti saluti.

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    • Per il premio IgNobel sono balzato prepotentemente in cima alla lista.
      Nello studiare le implicazioni socio-economico-gastronomiche-matematico-fisiche del trattato La prego di tenere presente che le pizze erano, nell’ordine:
      – Capricciosa con pochi funghi, compensati da adeguato apporto di salame
      – Pizza fritta ripiena di provola, prosciutto e pomodoro
      Per quanto riguarda la variante “fuzzy” del NKTS, è in effetti allo studio un’estensione della teoria. Ad esempio, il livello del cosiddetto “frato-cugino” non può banalmente essere 1 ma deve necessariamente ridursi almeno a 0,75.
      Le implicazioni di questi nuovi postulati sono enormi.

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  2. Rigel

    …mi domando: che numero Nkts ci divide, oh divinE flaviE?!?!?!?

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    • Dovrebbe essere 2, anche se non ricordo chi è il corrispondente livello 1. Siine onoratE.
      No, dico, ma ad Ingegneria non ve le insegnano più ‘ste cose? Solo quelle banalità tipo “la trave appoggiata-appoggiata”? Che poi uno così impara ad appoggiare le travi dove capita e fa disordine!

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  3. Rigel

    …e infatti mi sono riuscita a laureare perfinanche io! Pensa un pò te con ste travi appoggiate-appoggiate che confusione e che disordine si crea! La facoltà di ingegneria non è più la stessa…hai ragione! Ci sono solo dilettanti oramai!😛

    Cmq che dire…non ti ricordi chi sia il corrispondente livello 1?!?!? eh ja…hai vasta scelta tra colleghi, amici e blog! Decidi tu…e fammi sapè!😉

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  4. Pingback: Domenica a sei gradi « Nuvole al vento

  5. o_O Sono stata indecisa fino all’ultimo se commentare o meno, perchè io in matematica sono sempre stata un gnorantaio e nonostante il mio Amour ingegnere elettronico cerca ogni tanto di darmi qualche lezioncina spicciola, il risultato non cambia. Io al massimo i numeri li do, ma non li mastico.
    Più che ondivago (io lupona di mare sono e ce ne vuole per farmi mettere mano al sacchetto), è stato come un viaggio sul tagadà, se stamane avessi bevuto latte, sarei pronta per produrre burro fior di panna:mrgreen: Ciononostante ho resistito fino all’ultima parola e ti dico subito che mi sento molto onorata di essere stata citata, grazie di cuore.
    Sono rimasta folgorata dall’ultima parte (quella a me più congeniale o meglio più comprensibile), perchè i pizzaioli da te citati sono semplicemente mitici. Riuscire a collegare nello spazio di pochi secondi un indizio generico e le pizze da recapitare, non è cosa da tutti. E non credo abbiano la clientela che si conta sulle dita di una mano.
    A tal pro, allora mi è venuto spontaneo pensare al mio pizzaiolo (guardacaso napoletano😉 ), che mi riconosce dal timbro di voce e sa già cosa voglio anche quando ho deciso di coglierlo in castagna e voglio cambiare.
    O l’estetista che, appena dico: ‘Ciao sono Sonja’, lascia passare 10″ giusto per associare la voce al nome e poi passa al più confidenziale: “Ma ciao, dimmi!”.
    Ma com’è che fanno?
    Io fossi in loro, mi sarei già fumata tutta la clientela😀

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    • Qui la matematica è piuttosto spicciola e soprattutto al servizio delle relazioni sociali, quindi penso che valga la pena fare uno sforzino! Il tuo Amour ti potrebbe dare anche una mano, sempre che non trovi la “trattazione” troppo elementare.
      Il tuo “ciononostante” mi conferma perfettamente le introduzioni a ciascuna parte dell’articolo. Ero evidentemente in preda al delirio più completo. Sono contento di essere riuscito a farti venire un accenno di mal di mare malgrado il tuo stomaco di ferro da marinara🙂 non nel senso della pizza! Ora devo capire se questo viaggio sul tagadà ti è piaciuto oppure sei scesa urlando “Mai più! Mai più!”😉.
      Dei miei pizzaioli di fiducia che dire? Sono davvero incredibili: non so se la loro abilità sia merito personale o uno dei “trucchi del mestiere” ma il fatto resta. E no, la clientela è decisamente vasta e variegata!

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  6. Pingback: Best of the Worst – Estate 2013 | Extended Reality

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