Uno squillo da lontano

Il trillo del telefono lo terrorizzò. Era sveglio e fissava l’orologio, malgrado la stanchezza della solita estenuante giornata. Chi era l’idiota in vena di scherzi che chiamava, con assurda esattezza, esattamente alle tre del mattino?

Secondo squillo: gli parve quasi più insistente del primo, accompagnato anch’esso da un brivido. Sì, qualcuno stava chiamando e forse era una cosa seria.

«Pronto? Chi è?»

«Mmm… Io sono te. Ah, suonava strano a pensarlo, dirlo è assolutamente surreale!»

«Idiota! Sono le tre, vaff…»

Stava per sbattere giù il telefono quando sentì una breve frase che lo immobilizzò:

«”Alla mia splendida leopardessa, buon compleanno”»

«Ma chi diavolo sei? Come fai a sapere…»

«…la dedica sulla terza pagina del libro che hai regalato alla tua… nostra prima ragazza? Beh, te l’ho detto: io sono te. Però da una dimensione parallela alla tua. Esistono davvero, roba da matti! Ah, anche per te è stata la prima ragazza, vero? Sai, ci sono delle differenze tra le dimensioni, a volte neanche tanto piccole»

Sbrigativo e convincente, il tipo al telefono: sapeva troppe cose e troppo precisamente per aver tirato ad indovinare.

«Ragazza eccezionale. Mi ricordo ancora la sua risata, mi faceva impazzire»

«È mia moglie. Ed ha ancora la stessa risata. Lavoriamo nello stesso laboratorio all’istituto di fisica sperimentale. Siamo due esperti di una serie di cose strambe. Come te, d’altronde.»

«Non proprio: ho fato scelte leggermente diverse. Hai presente il genio malvagio dei fumetti? Sono io».

Quello che seguì fu un suono modulato, che si insinuò rapidamente nel suo cervello. Quando si riebbe, istupidito, aveva ancora la cornetta in mano: l’orologio segnava le 5:07. Emise un sospiro soffocato.

«Bene, ha funzionato»

«Cosa…? Che…?»

«Roba da poco: controllo dell’attività cerebrale. Dovevo tarare lo strumento per essere sicuro che non avesse effetti permanenti su di me. Non si può mai sapere… Ho già fritto una decina di “me” in altri universi per fare queste prove. Ora sono pronto a rendere tutti schiavi del mio volere». Lo disse con semplicità disarmante e la soddisfazione di aver pronunciato una vera frase da fumetto.

«Mostro! Come puoi…»

«Lo siamo entrambi, ma tu non hai tirato fuori il tuo lato “mostruoso”. Stammi bene, sei servito allo scopo». Clic.

Ipnocrazia: si era inventato questo nome pretenzioso per la sua follia. L’intero mondo ai suoi ordini, le menti di tutti gli abitanti perse in un eterno e irrevocabile sonno.

Vagava così pensando quando scorse una copertina colorata che gli sembrava familiare. Quel libro, quella dedica sulla terza pagina. Non lo vedeva da anni, da quando cioè gli era stato restituito in piena faccia da una ragazza nient’affatto contenta di essere stata tradita.

Si ricordò le poche parole scambiate con i suoi doppi di là, in altre dimensioni: ebbe la sgradevole sensazione di essere l’unico “sé” in tutti gli universi incapace di conservare un affetto. “Sai, ci sono delle differenze tra le dimensioni, a volte neanche tanto piccole” aveva detto l’ultima volta. Proprio così.

Si sentì immensamente solo per la prima volta da tempo e, come quel libro anni prima, un pensiero lo colpì facendolo vacillare: era il re di nessuno.

D’un tratto, guardandosi intorno, sperò che presto qualcuno lo chiamasse alle tre del mattino.


Questo racconto partecipa al miniconcorso ideato da “IL BLOG SULL’ORLO DEL MONDO”.
Ottima idea, il concorso, intendo. Maggiori informazioni qui: http://mcnab75.livejournal.com/455374.html

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Informazioni su Man from Mars

https://extendedreality.wordpress.com/

  1. Malvagio! Bella l’idea dell’esperimento. Mi è proprio piaciuta.

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  2. Ralph Magpie

    Il termine “ipnocrazia” e’ associato ad un tizio che non gode ultimamente di grande fortuna. Pero’ mi e’ piaciuto il fatto che lo hai associato alla malvagità. Comunque vedo che sei riuscito a dare un taglio diverso rispetto all’idea iniziale 🙂

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    • Quindi anche l’idea dell’ipnocrazia è stata usata da qualcun altro prima di me? Ma allora qui c’è una talpa!
      Comunque sì, scartata l’idea della virata romantica, mi sono buttato sulla cattiveria. Ringrazia la tua divinità preferita che mi sia venuta un’idea alternativa, altrimenti ti avrei chiamato ogni notte, alle 3 in punto, per perpetrare la mia ironica vendetta.
      😉

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