Perché “Extended Reality”?

Quanto tempo trascorriamo davanti allo schermo di un computer, per lavoro o per svago? Quante interazioni con altre persone, ciascuna davanti al proprio schermino illuminato, creiamo attraverso mail, chat, social network, videochiamate e blog più o meno personali?

In definitiva, quanto della nostra vita “reale” sconfina nel mondo virtuale e quanto della realtà “virtuale” parte dalla Rete per interagire con la nostra vita reale?

È da questa riflessione che sono partito per arrivare all’idea del nome di questo mio spazio personale. “Extended reality”: esperienza del reale estesa e determinata dal mondo immateriale che ci arriva attraverso un cavo.

La realtà estesa mi è sembrata la naturale evoluzione della realtà virtuale (che agli albori dell’informatica moderna sembrava la rappresentazione stessa del “futuro”) e della realtà “aumentata”, cioè la sovrapposizione di elementi generati da computer alla normale esperienza visiva.

Il confine tra i due mondi diventa molto meno netto ed il salto continuo tra l’una e l’altra parte sempre meno percepito. Assolutamente scontati, al giorno d’oggi, sono gli appuntamenti o gli inviti agli “eventi” pubblicati su Facebook, gli “stati” con cui diciamo al mondo che siamo tristi, allegri, in rottura con la fidanzata o ubriachi fradici, le videochiamate che annullano le distanze tra noi ed il caro amico emigrato all’estero.

Le infinite e meravigliose possibilità che le nuove tecnologie ci hanno portato (e chissà cos’altro ci aspetta…) si trasformano quindi, in tempi umani e non ancora alla velocità stessa dei bit, in relazioni, affetti, incontri, persone a cui stringere la mano, da abbracciare o con cui prendersi a botte. O almeno lo auguro alle persone che ci si affidano sempre più, così come auguro loro che non perdano mai di vista l’importanza e la potenza di un incontro immediato, cioè “non mediato” da un oggetto artificiale.

Tempo fa, quando cominciavo a mettere le mani sui computer e ad affacciarmi timidamente su Internet, avevo un piccolo file di testo a portata di click, ingenuamente chiamato “Cose da fare in Internet”. Lì dentro scrivevo delle semplici note su ciò che mi serviva cercare, in modo da limitare il tempo (e quindi il costo) della connessione allo stretto necessario. Entrare, cercare, salvare, uscire: un’oretta al massimo, magari di sera tardi, per non tenere il telefono occupato nei momenti in cui poteva servire ad altri e ad altro.

Ripensando a quel piccolo file oggi un po’ mi viene da sorridere per avergli dato un nome così naif; d’altro canto, mi rendo conto che quel nome sottende l’enorme differenza di quei tempi (pochi anni, a ben guardare) con quelli attuali.

C’era un momento in cui si era collegati, “facendo delle cose” dentro Internet, e c’era tutto il resto del tempo in cui le “cose” si facevano fuori, non necessariamente davanti ad un computer. Si usava la Rete come un qualunque elettrodomestico, per il tempo necessario e non oltre, riponendola poi al suo posto una volta che aveva svolto il proprio compito. Si usava la Rete già avendo in mente il motivo per cui lo si faceva, con uno scopo preciso. E farlo era una “decisione”: accendi il modem, componi il numero, spera che dall’altro lato il provider ti risponda ed esercita la tua pazienza aspettando che una pagina si carichi del tutto o che si completi a pochi kB/s lo scaricamento di quel piccolo file di cui davvero non puoi più fare a meno.

La percezione che ho oggi è completamente ribaltata: la presenza in Rete è costante e la Rete stessa ti inonda di proposte sulle “cose da fare”. Chi ha uno smartphone potrebbe avere scelto di non sconnettersi neanche quando è per strada, lontano da una scrivania. Accendi il computer e sei già dentro, un widget o una app ti informano che hai posta non letta, una quantità di notizie via feed ti attende, qualcuno ti ha lasciato un messaggio in chat ed uno dei tuoi 827 “amici” ti ha invitato ad un qualche incomprensibile ma imperdibile evento.

“Surfing the Web” si diceva tecno-secoli fa, è diventato “wilfing” (“What was I Looking For?”): ho acceso il computer per cercare quell’informazione che mi serviva ma sono stato distratto da quell’interessantissimo link su quell’altra cosa che poi mi ha portato a fare una ricerca su quell’altra che nel frattempo mi è venuta in mente mentre un amico mi ha contattato per salutarmi e suggerirmi poi di leggere l’ultimo articolo del giornale che riportava le opinioni di un blogger su un’altra faccenda… da dove ero partito? Perché sono iscritto a tutti questi servizi online ed al gruppo di Facebook “Abbasso i gruppi di Facebook”?. E non sono neanche iscritto a Facebook! O forse adesso sì…?! Esiste l’ultima pagina di Internet?

Citando Elio e le Storie Tese (Gargaroz – Studentessi – 2008):

Gargaraz
Oh-oh-internet
The Gurguruz
dannata internet
The Ghergerez
col motore di ricerca puoi arrivare dappertutto
anche dove non volevi

The Gorgoroz
W-w-w-w-w
The Gurgariz
dannato www
The Ghergoraz
Se sapevo prima che facevi questi danni
Non nascevo proprio adesso

È il “cazzeggio 2.0”, inventato da Arbore ai tempi di “Alto Gradimento” e reinventato ed aggiornato dall’intera comunità di utenti del Web.

Inquietante, ma anche affascinante. Una sensazione di globalità, il prodigio della bilocazione nelle nostre mani e possibilità infinite di acquisire conoscenze, esprimere opinioni, vagare liberamente ed elettronicamente da un punto all’altro del mondo. Per chi, come me, è affetto da “curiosità patologica” tutto questo è fin troppo allettante.

Ed infatti eccomi qui, un po’ dentro e un po’ fuori dal “dannato www”.

Hello, world!

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Informazioni su Man from Mars

https://extendedreality.wordpress.com/

  1. Ralph Magpie

    Faccio una osservazione banale: la tecnologia non e’ buona o cattiva. Si potrebbe discutere di quello che hai detto, magari facendo una rampa di scale, in pausa davanti ad un caffè, ma non sarebbe la stessa cosa perché magari ci potremmo trovare d’accordo con piccole sfumature. Utilizzando il web ed un blog, c’e’ sempre la possibilità che qualcuno intervenga dicendo il contrario ed adducendo tesi trovate in rete in meno di 2 secondi. Il vero rischio e’ la sovraesposizione alle informazioni: ad un certo punto il cervello stacca ed e’ la regressione intellettuale. Io comunque sono entusiasta di come oggi possa avere informazioni rapidamente: basta saper mantenere la rotta, non lasciarsi distrarre ed ogni tanto spegnere telefono e modem. Come si dice in questi casi: posso smettere quando voglio ( o e’ già tardi?)

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    • La tecnologia di oggi mi pare semplicemente diversa da prima, più pervasiva, più allettante e più incline a dare dipendenza. Io sono ben contento di potermici drogare a piacimento perché, come il migliore LSD, la tecnologia apre le porte ad acquisire nuovi punti di vista e confrontarsi con l’inaspettato o lo sconosciuto. E’ per questo che ho deciso di voler esporre ad un pubblico potenzialmente più ampio le mie idee. Magari al momento non passa molta gente di qui: non sanno che si perdono!
      E comunque, nel frattempo scendi e offri un caffè al proprietario del presente blog.

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  2. Brio75

    Qualche domenica fa, mentre ero al bar, girandomi alla mia sinistra, ho provato un senso di disagio, come quando si guarda qualcosa che è assolutamente l’esatto opposto di ciò che consideri naturale… Ho visto due fidanzati adolescenti seduti al tavolo a fianco al mio, con la testa dentro i loro smartfone e l’immenso mondo di Internet: non si guardavano in faccia né si parlavano… L’apoteosi del romanticismo e della passione!! Non so come la vediate voi, io stavo per gridargli:”E’ meglio la carne!!”
    Tutta questa tecnologia, siamo sicuri che le porte le apra solamente?

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    • Ralph Magpie

      Probabilmente invece di parlarsi direttamente si stavano chattando via smartphone. E spesso la realtà supera la fantasia.

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