Deep Purple – Machine Head

Non ho mai stilato alcuna classifica della musica che solitamente ascolto: mi piace essere equanime e voler bene ugualmente a tutti gli album della mia piccola discoteca. Se ho deciso di elargire un po’ di moneta per comprare un CD è perché pensavo proprio che quel pezzetto di plastica valesse il vil denaro con cui lo scambiavo.

Come tutte le regole, ovviamente anche questa ha la sua piccola eccezione. Piccola, appena accennata, uno strappetto che si farebbe fatica a vedere. L’eccezione alla regola (una delle pochissime, lo giuro!) ha la forma ed i suoni di “Machine Head” dei Deep Purple.

Se il titolo del disco o il nome della band non vi dicono nulla, probabilmente mi basterà dire “Smoke on the water” per far venire in mente anche al meno musicofilo dei miei quattro lettori un riff di chitarra che, posso dirlo con quasi assoluta certezza, è uno dei più conosciuti al mondo.

Per i meno musicofili, un riff è un giro di accordi che costituisce il “tema” di un pezzo.

Per i meno meno musicofili, un riff è quel mucchio di suoni che sentite spesso in un pezzo.

Per i meno meno meno musicofili, SBLENG-PAA-PAA-PAAA-WA-WAAAAAA, 10 volte. Tu capito ora?

Tornando in tema, si parlava di inevitabili eccezioni alle regole: io ‘sto disco qui, alla faccia dell’imparzialità, lo ADORO!!!

Non so quante volte l’ho ascoltato finora e non so da quanto tempo stazioni nel mio lettore MP3, resistendo ai cambi di playlist, al nuovo che avanza, al vecchio che rispunta ed alle epurazioni di tutta la musica salvata per sopravvenuta noia auricolare.

Lo adoro e, secondo la mia modestissima opinione, “Smoke on the water” è il pezzo più loffio di tutto il disco a dispetto della sua grandissima notorietà. E se pensate che gran pezzo sia la suddetta canzone, potete immaginarvi cosa sia il resto!

Ma andiamo per ordine: questa qui sotto è la tracklist, come dicono quelli che ne capiscono.

  1. Highway Star – 6:08
  2. Maybe I’m a leo – 4:52
  3. Pictures Of Home – 5:08
  4. Never Before – 4:00
  5. Smoke on the Water – 5:42
  6. Lazy – 7:24
  7. Space Truckin’ – 4:35

Insomma 38 minuti, secondo più, secondo meno, di ottimo hard rock costruito sui fraseggi di organo (!) Hammond di Jon Lord, la chitarra incalzante e distorta-quanto-basta di Ritchie Blackmore ed uno Ian Gillan dalla voce ruvida e caldissima. Ian Paice alla batteria e Roger Glover al basso non mollano un secondo la parte ritmica, riempiendo e sostenendo tutte le evoluzioni di Blackmore e Lord. Se non ci credete, ascoltate almeno i primi 2 minuti di Highway Star e poi ne riparliamo. A proposito, potete sfruttare lo streaming da Grooveshark se volete cogliere il mio suggerimento e accompagnare la lettura. Se alla fine il post vi avrà annoiato, vi sarà rimasto comunque l’ascolto di buona musica a consolarvi.

L’ascolto di un disco deve a mio parere essere un’esperienza “complessiva”. Il disco, ogni disco, va valutato nella sua totalità, nella varietà di suggestioni che la successione delle tracce ci trasmette. In questo ovviamente aiuta tantissimo averlo ascoltato decine di volte, sapendo già cosa seguirà all’ultimo accordo di ciascuna canzone. E per la cronaca, mentre scrivo ovviamente sto ascoltando Machine Head per la milionesima volta, dal CD tanto a lungo agognato e finalmente trovato a migliaia di chilometri da casa.

Questa è un’altra storia e potrebbe valere la pena raccontarla.

La musica digitale compressa nei comodissimi ed amati MP3 et similia ha il grande pregio di essere trasportabile in maniera estremamente pratica, in pochissimo spazio ed in grande quantità. Ore di ascolto (sacrificando un po’ di qualità, per gli audiofili più esigenti) nel palmo di una mano e possibilità di variare da un istante all’altro le scelte, seguendo l’umore del momento. Bene (forse), se questo non diventa l’unico modo di fruire la musica, in maniera casuale e poco attenta, come sottofondo a qualunque altra attività ci impegni. Chi ha passione per la musica non può, secondo me, prescindere dal ritagliarsi quei momenti un po’ “rituali” in cui si sceglie il disco, lo si prende tra le mani per metterlo nel lettore (ok, sul piatto se volete la versione “nostalgia”) e gli si tributa il rispettoso omaggio del tempo dedicato all’ascolto esclusivo; è questa una forma di contatto fisico che dà il senso di “possesso” della propria musica preferita. Con gli MP3 non è esattamente lo stesso: il massimo del contatto fisico è attaccare un cavetto USB dal pc al lettore.

E proprio il “possesso” di questo disco mi mancava da tempo, malgrado assidue ricerche. Trovavo infatti in vendita solamente l’edizione a doppio disco, il secondo disco essendo un’edizione rimasterizzata-quadrifonica-vattelapesca dell’originale. No, io volevo solo l’album originale, se di originale si può parlare per un CD che contiene un disco del 1972. Oltretutto doppio disco = doppio prezzo, quindi strada poco praticabile.

Deep Purple – Machine Head – retro copertina (la famosa edizione 2 cd – quadrifonica)

(Grazie a Silver7arrow per avermi fatto ricordare, con il suo commento, un dettaglio sulla copertina posteriore).

Prima che qualcuno tiri in ballo i vinili: sì, sarebbe bellissimo avere su vinile questo e tanti altri dischi dell’epoca in cui esisteva solo il vinile, ma non potrei proprio cominciare adesso una collezione del genere (trascurando il dettaglio che non ho neanche il giradischi). Tanto più che, con l’avanzata della musica digitale, il CD sta diventando il nuovo vinile. :-)

Insomma gira che ti rigira, finisco nientemeno che in trasferta lavorativa negli States per un mesetto. Come impegnare i week-end se sei in una città come Seattle, che con tutto il rispetto non è New York o altra-grande-città-ammericana-a-caso? Visiti i quattro musei che ci sono, qualche centro di attrazioni varie e poi inevitabilmente finisci negli sterminati mall a fare un po’ di shopping (molto poco, che non sono il tipo) e a procacciarti un po’ del sano cibo per i quali gli USA sono noti nel mondo. Comunque, Mall Sterminato → Enorme Negozio di Dischi. L’immediato seguito della storia è facile da immaginare, ed è più o meno questo:

“L’ho trovato!”

Il primo “riascolto” da CD (beh, sì, in MP3 già l’avevo da tempo ;-)) è stata un’immensa soddisfazione, consumato rigirandomi tra le mani la custodia ed il booklet (un po’ scarno, in verità) mentre le cuffie mi somministravano la tanto desiderata sostanza musicalmente stupefacente; ancora oggi spesso mi ritrovo a ripensare a quante volte sono stato disperatamente sul punto di comprare quell’edizione 2 CD che proprio non mi andava giù.

“Mah, allora? Quand’è che si parla di musica? Si può sapere cos’ha di tanto speciale questa reliquia degli anni ’70?” si chiederà qualcuno sopravvissuto alla lettura.

Bene, c’è la già citata “Highway Star” che apre il disco “col botto”, assoli a profusione e rock durissimo a base di macchine veloci, rombanti e con “grossi pneumatici e tutto”. Insomma l’epopea del metallo, “8 cilindri tutti miei” che nessuno deve osare toccare. Attraverso rapidamente “Maybe I’m a Leo” (“but I ain’t a lion”) per lanciarmi dritto su quella che probabilmente è la preferita (sì, lo so, ho detto che sono democratico, equanime ed imparziale, ma questo pezzo, questo pezzo, QUESTO PEZZO!!!!).

Pictures of home” ha praticamente tutto: musica, bel testo “di spessore”, grandi aperture dopo strofe serrate segnate da una chitarra che graffia le note più basse che può tirare fuori e dall’immancabile Hammond.

Già, i testi… Li ho riletti ora per l’occasione (se volete darci un’occhiata su deep-purple.it) ed in tutta onestà devo ammettere che non sono sempre-sempre-sempre di una profondità assoluta, con l’eccezione appunto di “Pictures of home” e della successiva “Never before” che cantano solitudine ed abbandono. Ma di questo disco mi ha sempre colpito ed affascinato la musica, sin dai primissimi ascolti in cui non riuscivo a capire che poche parole dei testi.

Di “Smoke on the water” si potrebbe anche non parlare tanto è universalmente conosciuta. A leggerla, però, io la trovo quasi divertente. “Smoke on the water” racconta un episodio della vita “on the road” della band e fa capire quanto questa sia instabile e costantemente in movimento, fatta di studi mobili, fan al limite della pazzia e sistemazioni di fortuna che si possono trasformare in studi di registrazione grazie alle magie di tecnici e musicisti. Ed in pochi minuti ci vediamo sfilare davanti anche altri “mostri sacri” della musica: Frank Zappa and the Mothers (se ne dovrà scrivere qualcosa, prima o poi) ed i sempreverdi Rolling Stones. Così, con nonchalance

But with the Rolling Stones truck thing just outside

Making our music there

With a few red lights and a few old beds

We make a place to sweat

No matter what we get out of this

I know we’ll never forget

Smoke on the water, fire in the sky

Finale spiazzante a registri alterni. “Lazy” (per la quale oltre la metà dei 7 minuti totali è un’alternanza dei soliti, ma sempre splendidi, organo e chitarra in assolo) è un blues finemente mescolato con l’hard rock. Testo semplice, quasi banale: tu sei pigro, io ho provato a darti uno scossone ma tu proprio non vuoi saperne.

You’re lazy just stay in bed

[...]

Well my trying ain’t done no good

[...]

You don’t make no effort no not like you should

In cuffia però, sentire gli strumenti scivolare da un canale all’altro, se possibile con il volume abbastanza “a palla”, è un’esperienza che mi lascia sempre contento.

Se “Lazy” (anch’essa un gran bel pezzo, giusto per la cronaca…) mostra un’immagine così desolante e misera, “Space Truckin’” ci catapulta di punto in bianco nello spazio in un cosmico balletto tra i pianeti e le stelle, tra Venere e Marte e poi addirittura fuori dal Sistema Solare, nella Via Lattea. E lo fa con stile, e che stile! Insomma quando senti che

The fireball that we rode was moving

But now we’ve got a new machine

Yeah Yeah Yeah Yeah the freaks said

Man those cats can really swing

They got music in their solar system

They’ve rocked around the Milky Way

They dance around the Borealice

They’re Space Truckin’ everyday

Come on

Dunque “Space Truckin’” è il giusto contrappunto e l’evoluzione in chiave cosmica alle avventure sulle strade molto terrestri di “Highway Star’“.

E allora COME ON! Se i Deep Purple sono stati capaci di “rockeggiare” in giro per tutta la Via Lattea, certamente non ci pentiremo di fare un giro con loro!

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Informazioni su Man from Mars

http://extendedreality.wordpress.com/

  1. Mentre leggo e scrivo, ascolto ;)
    Ovviamente conosco “Smoke on the water”. Ovviamente so che c’è un gruppo denominato Deep Purple. le mie conoscenze però si fermano qui.
    Però… hanno fatto talmente storia che posso dire che, mentre ascolto, conosco pure le altre canzoni ma non sapevo che fossero dei Deep Purple. Più che altro però devo ammettere che le conosco tramite cover sentite da gruppi che suonano dal vivo nei pub.
    A me la musica, se non è puro rumore, piace praticamente tutta. E questo album non è da meno.
    Motivo per cui, mentre continuo la mia lettura dei blog, continuerò l’ascolto ;)
    Ciao buon weekend :)

    • Grazie, è bello sapere che ancora queste canzoni si suonano nei locali. È segno che questa musica ha davvero fatto storia, come buona parte della musica di quel periodo. Stiamo parlando di 40 anni fa, che non è affatto poco. Pensa a quanti gruppettini sono nati nel frattempo, raggiungendo un minimo di notorietà per poi scomparire nel giro di un paio d’anni. Questi coriacei vecchiacci resistono e si fanno apprezzare anche da fan molto più giovani di loro e dei loro dischi!
      Buon ascolto e buon weekend anche a te.

  2. Ralph Magpie

    Mannaggia a te! Un tuffo nel passato che mi fa realizzare che sono un po’ vecchiotto . I Deep Purple li ho conosciuti, credo 15enne, (si … Anni 70) con il doppio album color oro Made in Japan, e quindi il mitico riff con il “distorsore” come veniva chiamato all’epoca.
    Un unico appunto: non mi pare che l’inizio fosse uno SBLENG, forse la memoria vacilla ….

    • Nel caso specifico non c’è nessuno SBLENG, in effetti. In generale, come esempio per la categoria dei “meno meno meno”, lo SBLENG trovo che ci stia bene. O magari anche uno SBRANG.

  3. Ma lo sai che anche io, mentre ascolto di sottofondo, mi accorgo di conoscere tutte le canzoni? E non ne ero consapevole. Ecco cosa significa essere di diritto nella storia della musica: essere inconsciamente conosciuti da tutti. Bel post ;-)

    • Grazie, vedo che sono stato “illuminante” anche per te come per Roberto. Bene, questo è un effetto collaterale a cui avevo pensato poco, tutto preso com’ero a cercare di trasmettere la singolare “mania” e la passione per questo disco e la storia che c’è dietro.

  4. Ma che post splendido, passionale, completo, corposo…. Anche la ricerca conclusasi addirittura negli States, non fa altro che trasmettere il tuo amore per la musica, o per questo gruppo o per questo particolare disco.
    Non possiedo tutto l’album, ma quella copertina mi ha sempre fatto impazzire, con le facce tutte distorte proprio come i suoni delle chitarre, e tu che sei chiamato a completare l’opera e immaginare i dettagli che non si vedono. Sono d’accordo sul fatto che, amando altre canzoni dei Deep Purple, Smoke on the Water è un po’ scemotta. Che a proposito, sapevo esser stata ispirata da un incendio di un qualcosa su un lago, da cui appunto il “fumo sull’acqua”. O mi son fumata io qualcosa? :P
    Voglio altri post così! ;)

    • “But some stupid with a flare gun
      Burned the place to the ground
      [...]
      They burned down the gambling house”
      etc. etc.
      Sì, nei pressi del lago di Ginevra è arrivato un tizio con un lanciafiamme ed ha appiccato il fuoco. Così, per divertirsi…
      Grazie per i complimenti, buona parte del merito va al disco che mi ha dato l’ottima (a quanto pare) ispirazione.
      A proposito della copertina, secondo me la vera chicca è il retro, che mostra il titolo come se davvero fosse stampigliato sul metallo (aggiunta nel post, grazie per avermelo ricordato). In realtà mi sa che la lastra è stata *fisicamente* realizzata per fare la foto delle copertine (non penso ci fosse Photoshop all’epoca…). Insomma, quando si prende sul serio la definizione di “heavy metal”!

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  7. Highway star tutta lavita !!!!

    • Grazie del commento, mi fa effetto vederne uno su un post di due anni fa! Certo la buona musica resiste ai decenni, figuriamoci se non può sopportare un paio d’anni ancora :-)

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